5 giorni prima che mio figlio morisse, cominciò a descrivermi il cielo, non come chi immagina, ma come chi ci era già stato. Prima di spiegarti questo messaggio, voglio chiederti di iscriverti al canale. Io sono Antonia Salzano, madre di Carlo Acutis e nei 15 anni in cui mio figlio ha vissuto ho testimoniato molte cose straordinarie, ma nulla, assolutamente nulla, mi aveva preparata a ciò che accadde negli ultimi giorni di Carlo in terapia intensiva.
Carlo stava morendo. leucemia fulminante, il corpo che cedeva, gli organi che si spegnevano uno dopo l’altro, ma la sua mente, la sua anima erano più vive che mai e cominciò a dire cose che un ragazzo di 15 anni, anche se santo, non avrebbe potuto sapere. Dettagli sul cielo, sull’eternità, su ciò che accade nell’istante esatto della morte, su chi lo stava aspettando dall’altra parte.
e la cosa più sconvolgente di tutte. Ne parlava al presente. Non sarà così, ma è così, come se avesse già un piede là. Se ti dicessi che mio figlio, tre giorni prima di morire, mi fece una visita guidata del cielo, mi crederesti? Milano, Italia. 7 ottobre 2006, piena notte. Terapia intensiva dell’ospedale San Gerardo, Monza.
Pensavo che quella sarebbe stata solo un’altra veglia accanto al suo letto. Mi sbagliavo completamente. Quando sposai Andrea nel 1990 eravamo così: brave persone, oneste, lavoratrici, cattolici di facciata, ma vuoti dentro. Avevamo tutto, un bel appartamento nel centro di Milano, carriere stabili, sicurezza economica, salute. Mancava solo il senso, uno scopo, qualcosa di più grande che pagare bollette e programmare vaanze.
E poi nacque Carlo, 3 maggio 1991. un parto difficile, complicato, ma quando lo presi in braccio per la prima volta e guardai nei suoi occhi, senti qualcosa, qualcosa che non sapevo nominare. Era come se quel bambino sapesse già più di me, come se quegli occhi grandi, ancora umidi, avessero visto cose che io non avrei mai visto.
Ricordo il suo profumo, quel profumo di neonato mescolato al disinfettante dell’ospedale. Ricordo il peso del suo corpo tra le mie braccia. Ricordo Andrea accanto a me che piangeva di gioia. Tutto sembrava normale, ma non lo era. Carlo cresceva e con lui cresceva qualcosa dentro casa nostra, qualcosa che non capivo, qualcosa che mi inquietava, qualcosa che mi metteva in crisi.
Aveva 4 5 anni e già faceva domande che mi lasciavano senza risposta. Mamma, perché Gesù è morto sulla croce? Mamma, l’ostia è davvero il suo corpo. Mamma, tu preghi tutti i giorni? E io io non sapevo cosa rispondere. Provavo a dare risposte standard, quelle che avevo imparato da bambina, ma lui non si accontentava, insisteva, voleva capire davvero.

Fu Carlo a chiedere di fare la prima comunione in anticipo. Aveva 7 anni, ci sembrava strano. È troppo piccolo disse al sacerdote, ma il sacerdote parlò con Carlo e tornò impressionato. Signora Antonia, questo bambino capisce l’Eucaristia meglio di molti adulti che conosco. Lasciatelo comunicare. E dopo la prima comunione Carlo cambiò, o meglio, Carlo divenne finalmente ciò che era sempre stato.
Cominciò ad andare a messa ogni giorno, ogni singolo giorno, prima di scuola, alle 6:30 del mattino. Si svegliava da solo, si preparava e mi chiedeva di accompagnarlo. All’inizio andavo trascinata, assonnata, pensando a tutto quello che avrei dovuto fare dopo, ma lui entrava in quella chiesa piccola, buia, fredda, si inginocchiava davanti al Santissimo e restava lì in silenzio, concentrato, presente e io, seduta in fondo, cominciavo a chiedermi che cosa vede questo bambino che io non vedo, che cosa sente che io non sento.
Che cosa sa che io non so? Carlo recitava il rosario ogni giorno, visitava i poveri, portava cibo ai senza tetto, dava la sua merenda a scuola a chi non aveva nulla. Creò un sito sui miracoli eucaristici quando aveva 11 anni. 11 perché voleva che il mondo intero sapesse che Gesù è vivo nell’ostia consacrata.
E io io continuavo ad essere quella Antonia, la madre premurosa, la donna organizzata, la cattolica per abitudine. Ma dentro di me cominciava a nascere la vergogna. Vergogna di essere la madre di un santo ed essere ancora così fredda. Respiravo routine, ma dentro ero vuota da molto tempo. Fu Carlo a convertirmi non con le parole, ma con l’esempio, con la vita, con la coerenza.
Poco a poco cominciai a cambiare lentamente, con resistenza, con paura, ma cominciai, tornai a pregare davvero, tornai a confessarmi, tornai a guardare l’Eucaristia non come tradizione, ma come presenza reale. E poi il 2006, l’anno che fece esplodere tutto, Carlo aveva 15 anni, 15. era nel pieno della vita, intelligente, divertente, pieno di amici, innamorato della tecnologia di Dio, della vita.
E all’improvviso, nel giro di una settimana, tutto crollò. Una febbre, una stanchezza strana, un esame del sangue alterato, poi un altro, poi un altro. Leucemia. leucemia mieloide acuta, aggressiva, fulminante, letale. Ed è lì, in terapia intensiva, negli ultimi giorni della suavita che Carlo cominciò a raccontarmi del cielo, come se fosse già lì.
Fumo trasferiti immediatamente all’ospedale San Gerardo di Monza. terapia intensiva, stanza isolata, pareti bianche, luce fredda a LED che non si spegneva mai del tutto, odore di gel disinfettante mescolato a qualcosa di chimico che non riuscivo a identificare. Arrivò la diagnosi, leucemia mieloide acuta M3. I medici spiegavano con quella freddezza tecnica necessaria per non crollare insieme alle famiglie, basse probabilità di sopravvivenza.
Chemioterapia aggressiva, ricovero immediato, isolamento. Carlo ascoltò tutto in silenzio. Io e Andrea eravamo distrutti, aggrappati l’uno all’altra per non cadere. Ma Carlo Carlo annuì, guardò il medico e chiese: “Quanto tempo mi resta?” Il medico esitò: “Carlo, combatteremo, faremo tutto il possibile.
” “Quanto tempo! Silenzio, giorni, forse settimane, se la chemioterapia risponde, forse mesi. Carlo sorrise. Sorrise. Va bene, sono pronto. Pronto? Come può un ragazzo di 15 anni essere pronto a morire? Carlo venne collegato a monitor, flebo, macchinari, il bip costante che segnava ogni battito del suo cuore, il sibilo sommesso del respiratore, il silenzio pesante.
Io e Andrea ci davamo il cambio, uno di giorno, l’altro di notte, mangiare poco, dormire quasi nulla, esistere e basta, sul limite, cercando di non crollare davanti a lui. Carlo. Carlo pregava anche debole, anche nel dolore, anche sapendo. Chiedeva di mettere sul cellulare audio di adorazione eucaristica. Recitava il rosario.
Offriva ogni fitta di dolore, ogni nausea della chemioterapia, ogni momento di debolezza per il Papa, per la Chiesa, per i giovani, sempre per gli altri, mai per sé. Il 9 ottobre Carlo si svegliò diverso. Era notte, intorno alle 3:00. Io dormicchiavo sulla sedia accanto al letto quando sentìi mamma. Aprì gli occhi, Carlo mi stava guardando quello sguardo profondo, quello sguardo che aveva quando stava per dire qualcosa di importante.
Sì, amore, siediti qui vicino, devo dirti una cosa. Il cuore mi si strine. Mi avvicinai, presi la sua mano, quella mano magra, pallida, con la vena della flebo gonfia. Che c’è, Carlo? Respirò profondamente, con fatica. Mamma, questa notte ho avuto una visione. Una visione di che cosa? Sorrise quel sorriso dolce, pieno di pace.
Del cielo mi si gelò il sangue del cielo. Sì, Gesù mi ha portato lì per farmi vedere, per farmi sapere dove sto andando. Non sapevo cosa dire, non sapevo se fosse reale, se fosse febbre, se fossero i farmaci. Ma il modo in cui parlava, la chiarezza nei suoi occhi, la certezza nella sua voce, non era un delirio. Che cosa hai visto, figlio mio? Carlo chiuse gli occhi per un momento, come per ricordare, poi cominciò a parlare.
Mamma, il cielo non è come lo immaginiamo. Io trattenni il respiro. Pensiamo a nuvole, arpe, persone vestite di bianco che fluttuano, ma non è così. Apri gli occhi. Il cielo è un luogo, un luogo reale, concreto, ma allo stesso tempo diverso. È come se fosse la realtà più vera che esiste e qui sulla Terra fossimo solo un’ombra. Un’ombra.
Là tutto ha peso, mamma, ma non un peso che stanca, un peso che dà senso. Come quando tieni in mano qualcosa di prezioso, una gemma, e senti che conta davvero. Là tutto conta. Tutto ha senso. Io ero immobile ascoltando ogni parola e i colori. Si fermò cercando le parole. Mamma, i colori là non esistono. Qui ho visto azzurri che non hanno nome, ori che non sono oro, verdi che sembrano vivi. Non sono solo colori. Cantano.
Cantano. Sì. Tutto là è vivo, mamma. Gli alberi sono vivi in un modo che qui non possiamo capire. Respirano, adorano, esistono per glorificare Dio. Carlo tossì, una tosse secca, dolorosa, gli strinsi la mano più forte e l’aria sorrise di nuovo. L’aria là è diversa. Quando respiri non respiri solo ossigeno, respiri gioia, pace, amore.
È come se ogni respiro ti riempisse di Dio. Le lacrime mi scendevano sul viso. E c’è luce, mamma, ma non è luce del sole. È una luce che viene da dentro ogni cosa. Tutto brilla, tutto irradia, perché tutto là è pieno di Dio. Mi guardò negli occhi e al centro di tutto, al centro del cielo, c’è lui. Lui Gesù, non Gesù bambino del presepe, non Gesù crocifisso, Gesù glorioso, Gesù risorto, Gesù re. Carlo respirò con fatica.
E quando lo guardi, mamma, capisci tutto. Capisci perché sei nato, perché hai sofferto, perché ne è valsa la pena, perché lui è la risposta a tutto. Io non riuscivo a smettere di piangere. Carlo, come fai a sapere tutto questo? Lui sorrise con tenerezza. Perché l’ho visto, mamma? Gesù mi ha portato lì, non con il corpo, con l’anima, perché io non abbia paura.
Non avere paura. mi ha detto che partirò presto, che il mio corpo non regge più, ma che non è la fine, è l’inizio. L’inizio. E mi ha mostrato il cielo perché io te lo raccontassi, perché tu non ti disperi quando me ne andrò, perché tu sappia che starò bene. Più che bene, sarò a casa. A casa.
Mamma, quisiamo pellegrini, lì siamo abitanti, qui si passa. Lì si resta. Ormai singhiozzavo cercando di non fare rumore per non chiamare l’infermiera, ma non riuscivo a controllarmi. Figlio mio, io non voglio che tu vada, io non sono pronta. Lui strinse la mia mano. Lo so, ma Dio ti sta preparando. Ci sta preparando e mi ha mandato a dirti che non è un addio, è un arrivederci.
Arrivederci. Perché lassù in cielo, mamma, il tempo non esiste. Ciò che per te qui sembrerà passare in decenni. Per me là sembrerà durare pochi minuti e quando arriverai io ti starò aspettando. Il giorno seguente, 10 ottobre, Carlo si svegliò nel pomeriggio e continuò come se la conversazione non fosse mai stata interrotta.
Mamma, c’è un’altra cosa che devo dirti. Questa volta c’era anche Andrea. Ci sedemmo entrambi accanto a lui su ciò che accade quando si muore. Quando si muore. Pensiamo che sia come spegnere una luce, addormentarsi e non svegliarsi più. Ma non è così. Fece un respiro profondo. Nel momento della morte l’anima si separa dal corpo e in quell’istante preciso c’è una scelta.
Una scelta, non una scelta consapevole come un quiz a risposta multipla, è una scelta del cuore, di ciò che abbiamo davvero amato nella vita. Fece una pausa. Se abbiamo amato Dio sopra ogni cosa, l’anima va naturalmente verso di lui, come un magnete, come un bambino che corre tra le braccia del Padre. sorrise.
Ma se abbiamo amato altre cose più di Dio, l’anima resta trattenuta. Non perché Dio la trattenga, ma perché lei stessa non riesce ad andare. Ha bisogno di essere purificata. Purificata. Questo è il purgatorio, mamma. Non è una punizione, è una guarigione, è una pulizia. È l’anima che impara a lasciare tutto ciò che non è Dio per poter essere finalmente libera.
Andrea ascoltava in silenzio con le lacrime che gli scendevano sul volto e Gesù mi ha detto che molte anime restano lì a lungo, non perché Dio lo voglia, ma perché nessuno prega per loro, nessuno offre messe, nessuno le ricorda. Carlo mi guardò, per questo mi ha chiesto di dirti: “Prega per i defunti, mamma, sempre, perché ogni preghiera libera anime. Ogni messa apre porte.
Ogni sofferenza offerta accorcia il loro tempo lì. Nei due giorni successivi Carlo continuò a descrivere ogni volta con più dettagli, ogni volta con più chiarezza. E più parlava più io capivo, non stava immaginando, non stava delirando, stava vedendo. Era in qualche modo impossibile già lì con un piede sulla terra. e l’altro in cielo.
L’11 ottobre Carlo si svegliò presto, più presto dei giorni precedenti, verso le 6:00 del mattino. Io ero lì, come sempre, sulla sedia accanto al letto. Avevo passato la notte sveglia a guardarlo, a pregare piano, chiedendo a Dio più tempo, solo un po’ più di tempo. Aprì lentamente gli occhi, mi vide, sorrise. Buongiorno mamma.
Buongiorno amore. Provò a sedersi. Lo aiutai sistemando i cuscini. Era più debole, visibilmente più debole, la pelle più pallida, le labbra screpolate, ma gli occhi, gli occhi continuavano a brillare. Mamma, stanotte Gesù mi ha mostrato altre cose. Il cuore mi accelerò. Una parte di me non voleva ascoltare. Ogni rivelazione sembrava un passo in più che lui faceva lontano da me, ma avevo bisogno di sapere.
Che cosa ti ha mostrato, figlio mio? Carlo fece un respiro profondo, lentamente, come per raccogliere le forze. Mi ha mostrato i santi. I santi in cielo i santi non sono come statue, capisci? Non sono figure immobili, silenziose, lontane, sorrise. Sono vivi, più vivi di qualunque persona qui sulla Terra.
Si muovono, parlano, lavorano, adorano, lavorano. Sì, mamma, in cielo c’è lavoro, ma non è un lavoro stancante, obbligato, noioso. È un lavoro che realizza, che riempie, che ha senso. Fece una pausa. I santi hanno missioni, ognuno la sua. San Francesco si prende cura del creato, Santa Teresina dei Missionari, San Michele guida gli angeli, Sant’Antonio aiuta chi è smarrito.
Assorbivo ogni parola e guardano sempre verso di noi, mamma, sempre. Ogni preghiera che rivolgiamo a un santo, lui la sente subito e la porta direttamente a Gesù. tossì, gli offrìi dell’acqua, bevve un sorso con fatica. E c’è una cosa che Gesù mi ha detto ed è molto importante. Che cosa? I santi non fanno miracoli da soli, non hanno un potere proprio, intercedono, chiedono, presentano le nostre preghiere davanti a Dio ed è Dio che decide.
mi guardò serio, ma Gesù mi ha detto che raramente rifiuta una richiesta fatta attraverso un santo, perché quando chiediamo attraverso un santo riconosciamo che abbiamo bisogno di aiuto, che non ce la facciamo da soli. E questo piace molto al suo cuore. Carlo chiuse gli occhi per un momento. Quando li riaprì erano pieni di lacrime.
Mamma, ho visto la Madonna. Il cuore mi si fermò. Hai visto Maria? a commosso. Sì, e mamma non esistono parole per descriverla, cominciò a piangere, non di dolore, di qualcosa che non riuscivo a definire. Bellezza, nostalgia, amore. Èla creatura più bella che esista. Più bella di qualsiasi stella, di qualsiasi aurora, di qualunque cosa tu possa immaginare.
Si asciugò le lacrime con la mano debole. Ma non è solo bellezza fisica, è una bellezza che viene da dentro. Lei irradia purezza, mamma, irradia santità. Quando la guardi capisci perché Dio l’ha scelta. Piangevo con lui e lei sorride. Sorride a ogni anima che arriva in cielo. Abbraccia, accoglie, chiama per nome, per nome.
Gesù mi ha detto che la Madonna conosce ogni persona che sia mai esistita, ogni nome, ogni storia, ogni dolore e si prende cura di tutti come se fossero figli unici. respirò a fatica. E c’è una cosa che fa ed è molto speciale. Che cosa? Visita il purgatorio ogni giorno. Sgranai gli occhi. Ogni giorno. Mamma scende lì, porta conforto, porta speranza, dice a ogni anima: “Coraggio, figlio, coraggio, figlia, è quasi finita.
Sei quasi pronto per venire con me”. Carlo sorrise tra le lacrime e il giorno in cui l’anima entra finalmente in cielo è lei che la conduce, è la Madonna che la prende per mano e la presenta a Gesù. Non riuscivo a smettere di piangere e Gesù mi ha detto una cosa che devo dirti. mi strinse la mano. Ogni persona che ha recitato il rosario nella vita con devozione, la Madonna andrà personalmente a prenderla nell’ora della morte.
Personalmente. Non importa dove si trovi, non importa come muore, se ha pregato il rosario con fede, Maria sarà lì. mi strinse più forte la mano. Per questo, mamma, non smettere mai di recitare il rosario, mai. Perché ogni Ave Maria è una garanzia, è una sicurezza. È la Madonna che dice “Io sarò lì quando ne avrai bisogno”.
In quel momento entrò Andrea, era andato a prendere un caffè. Quando ci vide piangere si bloccò. “Che cosa è successo?” “Siediti qui, papà”, disse Carlo. “Ti sto raccontando del cielo”. Andrea si sedette dall’altro lato del letto. Carlo continuò: “Papà, mamma, Gesù mi ha mostrato anche gli angeli. Gli angeli sono reali, molto reali e sono dappertutto qui, ora, in questa stanza.
” Istintivamente guardai intorno. Non li vediamo perché sono spiriti puri, ma ci sono sempre. Ogni persona ha un angelo custode senza eccezioni, sorrise e questi angeli ci conoscono meglio di noi stessi. Conoscono ogni pensiero, ogni tentazione, ogni lotta e combattono con noi contro i demoni che nemmeno sappiamo di avere intorno.
I demoni? Sì, anche i demoni sono reali e lavorano senza sosta per allontanarci da Dio. Ma Gesù mi ha detto che finché siamo in stato di grazia non possono toccarci, possono tentare, suggerire, attaccare, ma non possedere. Fece una pausa e ogni volta che facciamo il segno della croce con fede, i demoni fuggono, letteralmente fuggono perché non sopportano il nome di Gesù.
Andrea ascoltava in silenzio stringendo la mano di Carlo e gli angeli cantano papà sempre adorano, lodano e la loro musica. Carlo chiuse gli occhi. È come se tutte le musiche più belle mai scritte fossero solo una nota, una sola nota della sinfonia che gli angeli cantano in cielo. Aprì gli occhi e Gesù mi ha detto che quando preghiamo qui sulla terra ci uniamo a quel coro, cantiamo insieme agli angeli.
Per questo la preghiera è così potente, perché unisce cielo e terra. Carlo rimase in silenzio per un momento, poi disse qualcosa che cambiò tutto per me. Mamma, Gesù mi ha rivelato un segreto, un segreto, un segreto sull’Eucaristia. Il cuore mi batteva all’impazzata. Pensiamo che l’Eucaristia sia Gesù presente in modo simbolico, spirituale, mistico, ma non è così.
mi guardò negli occhi. È lui letteralmente corpo, sangue, anima e divinità. Tutto completamente, realmente lo sapevo, ci credevo. Ma sentirlo da lui e Gesù mi ha mostrato cosa accade nel momento della consacrazione, fece un respiro profondo. Quando il sacerdote dice questo è il mio corpo il cielo intero si ferma. Si ferma.
Tutti gli angeli si inginocchiano, tutti i santi tacciono, l’universo intero fa silenzio perché Dio sta scendendo, letteralmente scendendo. Le lacrime gli scendevano sul volto e quella piccola ostia, quel frammento di pane, contiene l’universo intero, contiene tutta la divinità, contiene lo stesso Gesù che è in cielo, glorioso, risorto.
Fece una pausa. Per questo, mamma, ogni messa è un miracolo. Ogni comunione è un incontro faccia a faccia con Dio. Non è simbolo, non è ricordo, è presenza reale. Carlo tossì forte più volte, gli offrì di nuovo dell’acqua, bevve, ma con molta difficoltà. E Gesù mi ha detto un’altra cosa. Che cosa, figlio? È triste. Triste.
È triste perché milioni di persone passano davanti ai tabernacoli ogni giorno e non entrano, non visitano, non fanno nemmeno 5 minuti di compagnia. Carlo scoppiò a piangere. mi ha detto Carlo, io sono lì solo, che aspetto, che desidero consolare, guarire, fortificare, ma nessuno viene, Dio mio, e mi ha chiesto di dirti, mamma, va a trovarlo ogni giorno, anche solo per 5 minuti, entra in una chiesa, siediti davanti altabernacolo e resta. Fai solo compagnia.
Ora teneva entrambe le mie mani perché ogni minuto che passi davanti a lui, lui ti trasforma lentamente in silenzio, ma ti trasforma. Nel tardo pomeriggio di quel giorno Carlo era esausto, ma insistette per dirmi ancora una cosa. Mamma, Gesù mi ha spiegato il tempo. Il tempo. In cielo il tempo non esiste.
Non esistono passato, presente, futuro. Esiste solo l’adesso. Adesso è l’eterno presente. Tutto accade nello stesso momento, ma non è confusione, è perfezione, è pienezza. chiuse gli occhi. Ed è per questo che le preghiere funzionano, mamma, perché quando preghi oggi per qualcuno che è morto 20 anni fa, la tua preghiera arriva lì esattamente nel momento in cui ne ha bisogno, perché lì non esiste 20 anni fa, lì è tutto adesso.
Non capivo tutto fino in fondo, ma sentivo che era vero. E Gesù mi ha detto che ogni secondo di sofferenza offerta qui sulla terra vale secoli di gloria in cielo. Secoli per questo ne vale la pena, mamma. Vale la pena soffrire. Vale la pena portare la croce perché il peso qui è temporaneo, ma la gloria là è eterna.
Quella notte Carlo dormì profondamente, ma nella notte successiva, il 12 ottobre si svegliò diverso, più pallido, più debole, respirava con difficoltà. I medici entrarono, fecero esami, si scambiarono sguardi che ormai conoscevo bene. Era questione di ore ed è lì, nelle sue ultime ore che Carlo mi rivelò l’ultima cosa, la più importante, quella che ho custodito nel cuore per tutti questi anni e che ora finalmente posso condividere con te.
12 ottobre 2006, festa di Nossa Signora a Paricida. Carlo amava quella data. Aveva una devozione speciale per Nossa Signora Apareicida, patrona del Brasile. Diceva che un giorno sarebbe andato in Brasile, che voleva vedere il santuario, che voleva pregare lì. Ed è stato proprio nel suo giorno che tutto ha cominciato a finire.
La notte era stata difficile. Carlo si svegliava e si riaddormentava a cicli brevi. Respiro affannoso, corpo sudato, febbre che andava e veniva, i monitor che suonavano di tanto in tanto fermandomi il cuore ogni volta. Verso le 5 del mattino entrarono i medici. Erano in tre, seri, guardarono le apparecchiature, si scambiarono sguardi.
Poi il più anziano, il dottor Rossi, si avvicinò a me. Signora Antonia, sapevo già cosa stava per dire. Non manca molto, ore, forse meno. Non riusci a rispondere. annuìi soltanto. Vuole che chiamiamo qualcuno, familiari, un sacerdote? Il sacerdote, per favore. Uscirono. Andrea era dall’altro lato del letto, stringendo l’altra mano di Carlo.
Eravamo in silenzio guardando nostro figlio, il nostro unico figlio, il nostro ragazzo santo che stava morendo. Verso le 6:00 del mattino Carlo aprì gli occhi, guardò me, poi Andrea e sorrise. quel sorriso, quel sorriso di pace che non dimenticherò mai. Mamma, papà. La sua voce era debole, molto debole, quasi un sussurro. È arrivato il momento.
Figlio mio, non dire così, non dire così. Piangevo, singhiozzavo, cercavo di non crollare del tutto, ma non ci riuscivo. Anche Andrea piangeva in silenzio, lacrime mute. Mamma, ascoltami, ti prego. Mi avvicinai ancora di più. Avvicinai l’orecchio alla sua bocca. Devo dirti l’ultima cosa, la più importante. Trattenni il respiro.
Gesù mi ha rivelato il segreto della vita. Il segreto della vita. Mi ha detto che non siamo nati per essere felici. Agrottai la fronte confusa. Siamo nati per essere santi. Santi. La felicità è una conseguenza. È ciò che arriva quando viviamo per Dio. Ma non è l’obiettivo. L’obiettivo è diventare ciò che Dio ti ha creato per essere.
Respirava a fatica. E Gesù mi ha detto che ogni persona ha una missione unica, insostituibile, che solo lei può compiere. Tossì, gli pulì la bocca con un fazzoletto. La mia missione, mamma, era breve, 15 anni, ma è stata completa. Ho fatto ciò che Dio mi ha chiesto. Le lacrime mi scendevano senza sosta e la tua missione non è ancora finita.
la mia missione. Dio ti sta chiamando ora a qualcosa di nuovo, qualcosa che non ti aspettavi, qualcosa che all’inizio farà molto male, ma che salverà molte anime. Mi guardò dritto negli occhi. Tu testimonierai su di me, racconterai ciò che ti ho detto, porterai questo messaggio al mondo intero. Figlio mio, non so se ne sarò capace.
Ne sarai capace perché non sarai tu, sarà Dio attraverso di te. Fece una pausa. E c’è una cosa che Gesù mi ha chiesto di dirti. aspettai tremando. Ogni persona che ascolterà ciò che racconterai e tornerà all’Eucaristia per questo è un’anima salvata e ogni anima salvata giustifica tutto, giustifica la mia morte, giustifica il tuo dolore, giustifica tutto. Ora singhiozzavo.
Mamma, promettimelo. Che cosa, figlio? Promettimi che non sprecherai questo dolore, non sprecarlo. Promettimi che lo offrirai, che lo trasformerai in missione, che non permetterai che la mia morte sia vana. Gli presi il volto tra le mani. Te lo prometto, Carlo, te lo prometto. Alle 7:00 del mattino arrivò ilsacerdote.
era don Giovanni della parrocchia dove Carlo aiutava, un sacerdote giovane sui 40 anni che amava Carlo come un figlio spirituale. Quando entrò e vide Carlo, si fermò sulla soglia, fece il segno della croce e piane. Carlo, padre, sono pronto. Il sacerdote si avvicinò, mise la stola viola, aprì il rito dell’unzione degli infermi e cominciò.
Per questa santa unzione e per la sua infinita misericordia, il Signore ti aiuti con la grazia dello Spirito Santo. Unse la fronte di Carlo, le mani, i piedi. Carlo aveva gli occhi chiusi, ma un sorriso sul volto. Quando il sacerdote terminò, Carlo aprì gli occhi e disse: “Padre, voglio comunicarmi”. Comunicarsi? Carlo, sei sicuro? Sei molto debole.
Ne ho bisogno. È l’ultima volta. Ne ho bisogno. Il sacerdote mi guardò. Io annuìi. Prese una piccola ostia dalla patena, la sollevò e disse: “Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Carlo sussurrò con voce debolissima, “Signore, io non sono degno”. Il sacerdote pose l’ostia nella sua bocca con delicatezza.
Carlo chiuse gli occhi e rimase così. in silenzio per minuti e io vidi vidi qualcosa che non so spiegare. Il suo volto cambiò, non fisicamente, ma qualcosa in lui cambiò, una luce, una pace, una presenza, come se Gesù fosse appena entrato in quella stanza e in qualche modo lo aveva fatto. Dopo la comunione, Carlo riaprì gli occhi, guardò il sacerdote.
Padre, devo dirle una cosa? Il sacerdote si inginocchiò accanto al letto. Che cosa, Carlo? Gesù mi ha detto che la chiesa passerà tempi difficili. Il sacerdote aggrottò la fronte. Tempi di confusione, di divisione, di scandalo, di dubbio. Carlo respirava a fatica, ma mi ha detto che l’Eucaristia salverà la Chiesa.
L’Eucaristia. Nei prossimi anni, nei prossimi secoli, ci sarà un movimento, un ritorno all’Eucaristia. giovani, adulti, famiglie che torneranno all’adorazione, alla messa quotidiana, a scoprire Gesù vivo nel tabernacolo. Mi guardò e io farò parte di questo movimento, mamma, anche dopo morto, perché Dio userà la mia storia per riportare le persone indietro.
Poi guardò di nuovo il sacerdote. Padre, lei testimonierà su questo, racconterà ciò che ha visto qui, perché la gente deve sapere che la morte non è la fine, che il cielo è reale, che vale la pena vivere nella santità. Il sacerdote piangeva. Te lo prometto, Carlo, te lo prometto. Carlo sorrise e poi disse l’ultima cosa, la rivelazione finale.
Mamma, papà, padre, Gesù mi ha detto qual è il senso di tutto. Restammo in silenzio, aspettando. Il senso della vita non è il successo, non è la fama, non è il denaro, non è il comfort. Fece una pausa. è l’amore. Amore. L’unica cosa che portiamo in cielo è l’amore che abbiamo donato e l’unica cosa che conta lì è quanto abbiamo amato Dio e il prossimo.
Le lacrime gli scendevano sul volto. Tutto il resto resterà qui, diventerà polvere, scomparirà. ci guardò uno a uno. Perciò amate finché c’è tempo. Amate senza paura, amate senza misura, amate anche quando fa male, perché l’amore è l’unica cosa che sopravvive alla morte. Erano quasi le 9:00 del mattino quando Carlo cominciò ad avere una vera difficoltà a respirare.
I monitor cominciarono a suonare sempre più spesso. Il suo corpo iniziò a tremare, la temperatura scese, io tenevo una mano, Andrea l’altra. Il sacerdote rimase lì, recitando il rosario a bassa voce. Carlo aprì gli occhi un’ultima volta, guardò verso il soffitto come se stesse vedendo qualcosa e sorrise. Un sorriso enorme, radioso.
Lei è qui. Lei, la Madonna, è venuta a prendermi. Mio Dio, ha la mano tesa e Gesù Gesù è dietro di lei. Piangeva e sorrideva allo stesso tempo. Mamma, papà, è più bello di quello che vi ho raccontato, è più bello di quanto io sia riuscito a descrivere. Mi guardò, ti voglio bene, grazie di tutto. Grazie per avermi insegnato ad amare Gesù.
guardò Andrea. Papà, prenditi cura della mamma e non dimenticare Eucaristia ogni giorno. Poi guardò il sacerdote, porti questo messaggio, Padre, lo dica al mondo. Il cielo è reale, Gesù è reale. E ne vale la pena. chiuse gli occhi, inspirò profondamente, una volta, due volte, tre e si fermò il monitor emise quel suono lungo, continuo, devastante.
Il sacerdote fece il segno della croce. Andrea scoppiò in un pianto incontenibile. Io Io non so cosa mi accadde. Avrei dovuto essere distrutta, a pezzi, morta dentro. E invece senti qualcosa di diverso, una pace. Una pace che non aveva alcun senso umano, come se Carlo fosse ancora lì a dirmi: “Va tutto bene, mamma, sono a casa.
Nei giorni, nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi scoprì che Carlo non se n’era andato, aveva solo cambiato luogo e tutto ciò che mi aveva detto sul cielo cominciò a realizzarsi in modi che non avrei mai potuto immaginare. I giorni dopo la morte di Carlo furono i più strani della mia vita. Mi svegliavo al mattino e per un istante dimenticavo, dimenticavo che non era più lì, che la sua stanza era vuota,che non avrei mai più sentito.
Mamma, andiamo a messa. Poi la realtà tornava come un peso, come una pietra sul petto, ma insieme al dolore arrivava qualcos’altro. Segni. Al funerale arrivarono centinaia di persone, gente che non avevo mai visto, giovani che Carlo aveva evangelizzato su internet, persone che aveva aiutato in silenzio, poveri che visitava e tutti dicevano la stessa cosa.
Questo ragazzo è santo, voglio essere come lui. Mi ha fatto credere di nuovo in Dio. Una settimana dopo il funerale, una donna mi cercò. piangeva. Disse che aveva un cancro terminale, che aveva chiesto a Carlo, quando era ancora ricoverato, di pregare per lei e che lui le aveva promesso di offrire tutta la sua sofferenza per la sua guarigione.
Tre giorni dopo la morte di Carlo aveva fatto gli esami. Il tumore era scomparso completamente. I medici non avevano spiegazioni, rimasi paralizzata. Era ciò che Carlo aveva detto. La mia missione comincerà dopo che me ne andrò. Cominciare? Nei mesi successivi le testimonianze si moltiplicarono.
Email, lettere, telefonate. Signora Antonia, ho pregato Carlo e mio figlio è tornato a casa. Signora, ho chiesto la sua intercessione e ho trovato lavoro. Signora, mia figlia era in profonda depressione. Abbiamo fatto una novena a Carlo, è migliorata e tutti, tutti avevano qualcosa in comune. Erano tornati all’Eucaristia, esattamente come Carlo aveva detto.
Tutto ciò che accadrà attraverso di me riporterà le persone all’Eucaristia. Nel 2012, 6 anni dopo la morte di Carlo, la diocesi di Assisi aprì il processo di beatificazione. Indagarono tutto, ogni dettaglio della sua vita, ogni testimonianza, ogni miracolo. Quando mi chiamarono a deporre, raccontai tutto.
Raccontai le visioni del cielo, le descrizioni di Maria, dei santi, degli angeli, la rivelazione sull’Eucaristia, le sue ultime parole. Il tribunale rimase in silenzio. Poi il postulatore disse: “Signora, se ciò che suo figlio ha detto si sta realizzando, questa non è solo santità, è profezia”. Nel 2013 avvenne il miracolo ufficiale, Brasile, Campogrande.
Un bambino di 6 anni, Mateus, pancreas anulare. Una malformazione che gli impediva di nutrirsi. La madre pregò Carlo, toccò il ventre del bambino con una sua immagine. Nove giorni di novena. Il nono giorno il pancreas si ricompose da solo. La chiesa indagò e dichiarò miracolo. Il 10 ottobre 2020, esattamente 14 anni dopo la morte di Carlo, fu beatificato ad Assisi. Io ero lì.
Migliaia di giovani da tutto il mondo erano lì. E quando il cardinale lesse la formula, dichiariamo beato il servo di Dio Carlo Acutis, la basilica esplose. Io piansi, come non avevo mai pianto dal giorno della sua morte. Alcuni incontri durano pochi minuti, ma cambiano i secoli. Nel 2023 avvenne il secondo miracolo, Costa Rica, una studentessa universitaria, grave incidente, trauma cranico, stato vegetativo.
La famiglia pregò Carlo, in 48 ore si svegliò senza conseguenze. La chiesa dichiarò miracolo e il 25 aprile 2025 Carlo fu canonizzato. San Carlo Acutis, piazza San Pietro, oltre 200.000 persone, la maggioranza giovani. E quando Papa Francesco pronunciò la formula della canonizzazione, io capi capì che tutto ciò che Carlo mi aveva detto in quella terapia intensiva nel 2006 era vero.
Tutto aveva visto il cielo, aveva parlato con Gesù, aveva ricevuto una missione e ora, quasi 20 anni dopo, quella missione era pienamente in corso. Ma sai cosa mi colpisce di più? vedere le rivelazioni di Carlo compiersi una dopo l’altra disse: “I giovani torneranno all’eucaristia e stanno tornando.” Chiese che erano vuote, ora hanno adorazioni notturne piene di universitari, veglie eucaristiche con centinaia di giovani, messe feriali affollate di adolescenti.
disse: “Ogni preghiera per i defunti libera anime dal purgatorio. E oggi milioni di persone pregano quotidianamente per i defunti grazie alla sua testimonianza”. disse, “La Madonna va personalmente a prendere chi recita il rosario con devozione e il rosario è tornato nei gruppi di preghiera, nelle famiglie, nelle università, giovani che pregano il rosario in diretta sui social, disse: “L’Eistia salverà la Chiesa e la sta salvando.
In mezzo a scandali, crisi e divisioni, l’Eucaristia rimane forte, reale, viva e sempre più persone lo stanno scoprendo. Disse: “L’amore è l’unica cosa che sopravvive alla morte e io lo vedo ogni giorno. Famiglie riconciliate grazie alla storia di Carlo, matrimoni salvati, genitori che tornano a parlare con i figli, figli che tornano a casa.
Tutto per amore. L’amore che Carlo ha vissuto, l’amore che ha insegnato, l’amore che ha lasciato come eredità. Ora voglio parlare direttamente a te. Forse stai attraversando il dolore, la perdita, il lutto. Forse hai perso qualcuno che ami e non sai come andare avanti. O forse sei vivo, in salute, ma vuoto, senza senso, senza uno scopo.
Sono venuta a dirti ciò che mio figlio mi ha insegnato. Il cielo è reale, non è una metafora, non è un simbolo, non è un’invenzione perconsolare chi soffre. È reale. Reale quanto il suolo che calpesti, reale quanto l’aria che respiri. E le persone che ami e che sono già partite sono là vive, consapevoli ad aspettarti, ma c’è una condizione.
Devi vivere in un modo che ti conduca lì. E Carlo mi ha insegnato qual è questo modo. Ama, ama Dio sopra ogni cosa. Ama il prossimo come te stesso, perché l’amore è l’unica cosa che porterai con te. Tutto il resto, denaro, successo, fama, beni, resterà qui, diventerà polvere. Ma l’amore, l’amore attraversa la morte e torna all’Eucaristia, perché è ciò su cui Carlo ha insistito di più.
L’Eucaristia non è tradizione, non è un rituale vuoto, non è un obbligo religioso, è Gesù vivo, reale, presente, che ti aspetta ogni giorno, in ogni tabernacolo, in ogni chiesa, solo, desideroso di consolarti, guarirti, fortificarti, trasformarti, ma non forza nessuno. Aspetta, aspetta che tu entri, che ti inginocchi, che resti lì anche solo 5 minuti e quando lo fai tutto cambia lentamente, in silenzio, ma cambia.
Se questa storia ti ha toccato, non tenerla per te. Condividila con quella persona che ha perso la fede, perché questo messaggio non è mio, è di Carlo, è del cielo, è di Dio. Iscriviti al canale per continuare questo cammino di storia e di fede e scrivi nei commenti il nome di chi è già partito e per cui inizierai a pregare da oggi. Leggo tutto e porto tutti questi nomi davanti a Gesù nell’Eucaristia.
Non sei solo. Siamo una catena di fede, una famiglia spirituale e insieme arriveremo lì in cielo dove Carlo è, dove Gesù è, dove tutti siamo stati creati per essere e se questo canale è stato una risposta per te, considera di lasciare un super thanks. Questo aiuto, anche piccolo, sostiene questa missione e ci permette di continuare a portare messaggi profondi e trasformanti a chi ne ha bisogno.
Ti parlo oggi da Milano, dalla stessa città dove Carlo è nato nel 1991, dalla stessa città dove è cresciuto, ha giocato, studiato, pregato, dalla stessa città da cui è partito nel 2006. Tutto è iniziato qui, in una cucina semplice con profumo di caffè, in una stanza di bambino con un computer acceso e un sito sui miracoli eucaristici in una piccola chiesa con un ragazzo in ginocchio davanti al tabernacolo.
Oggi, quasi 20 anni dopo, continua qui, ma non solo qui, in tutto il mondo, in ogni giovane che torna all’Eucaristia, in ogni famiglia che prega il rosario, in ogni anima che scopre che la vita ha un senso. Carlo non è morto. è solo andato avanti a preparare un posto come Gesù ha promesso, e ora lavora a tempo pieno, salvando anime, convertendo cuori, riportando persone a casa.
Il cielo è reale. Carlo l’ha visto, Carlo l’ha raccontato e ora, ora tocca a te.
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