Ponte di Era, Toscana – C’è un momento, nella vita di ogni grande artista, in cui le luci della ribalta si affievoliscono e il silenzio della quotidianità diventa assordante. Per Riccardo Fogli, voce indimenticabile e volto simbolo di un’epoca d’oro della musica italiana, quel momento sembra essersi dilatato fino a diventare una costante compagna di viaggio. Nato nell’ottobre del 1947, l’ex frontman dei Pooh si avvicina alla soglia degli ottant’anni portando sulle spalle non solo il peso di una carriera sessantennale, ma anche un bagaglio emotivo fatto di profonde malinconie, rimpianti struggenti e una fragilità umana che raramente traspare dalle copertine patinate.
Dietro l’immagine impeccabile del “bello” della canzone italiana, si nasconde un uomo che ha spesso combattuto contro la sensazione di essere intrappolato. La sua non è la classica storia di successo sfrenato, ma un racconto agrodolce di ascese vertiginose e cadute dolorose, dove la fama si è rivelata spesso una gabbia dorata. Fin da giovane, Riccardo ha dovuto fare i conti con aspettative schiaccianti: essere perfetto vocalmente, esteticamente e moralmente. Una pressione che, unita alle critiche feroci di chi attribuiva il suo successo alla fortuna o alle conoscenze, ha scavato in lui un solco di insicurezza.
L’Ombra dell’Infanzia e la Perdita del Padre
Per comprendere la tristezza che vela lo sguardo di Fogli, bisogna tornare indietro, alle strade modeste di Pontedera. Cresciuto in una famiglia operaia, Riccardo ha conosciuto presto il dolore con la perdita prematura del padre. Un vuoto incolmabile che ha segnato la sua intera esistenza. Il bisogno di una guida, di un supporto emotivo che gli è venuto a mancare troppo presto, si è trasformato in una spinta costante a dover “dimostrare” qualcosa, a rendere orgogliosi genitori che non c’erano più.
È straziante l’immagine, evocata dallo stesso cantante, di lui bambino che guarda fuori dalla finestra sognando un mondo più grande, o dell’artista affermato che, prima di salire sul palco per cantare “Storie di tutti i giorni”, immagina il padre seduto in prima fila a sorridergli. Quelle performance non erano solo spettacolo, ma un disperato tentativo di connessione con un affetto perduto, un dialogo muto con l’assenza.

L’Addio ai Pooh e i Fantasmi degli Amori Passati
La carriera di Fogli è indissolubilmente legata ai Pooh, ma l’addio alla band nel 1973 rimane una ferita aperta. Non fu solo una scelta professionale, ma un terremoto esistenziale. Lasciare il gruppo all’apice del successo per inseguire un amore tormentato – quello con Patty Pravo – e una carriera solista incerta, lo gettò in uno stato di profonda crisi. Riccardo ha confessato di aver trascorso giorni interi nel suo piccolo appartamento milanese, guardando vecchie foto della band e piangendo, sopraffatto dalla sensazione di aver rinunciato a troppo.
La sua vita sentimentale, specchio della sua anima inquieta, è stata un susseguirsi di passioni travolgenti e dolori acuti. Il matrimonio con Viola Valentino, dolce ma burrascoso, finì sotto i colpi della pressione mediatica e delle scelte professionali, lasciandolo solo a singhiozzare sui ricordi di una giovinezza perduta. Poi arrivò Patty Pravo, un amore “rock”, libero e selvaggio, che però lo consumò. Le notti passate a guidare lungo la costiera amalfitana, piangendo per l’incapacità di “trattenere” una donna così indomabile, dipingono il ritratto di un uomo vulnerabile, ben lontano dal playboy che i giornali dipingevano.
Anche il secondo matrimonio con Stefania Brassi, madre del suo primogenito Alessandro, non riuscì a regalargli quella stabilità tanto agognata. Il fallimento di quell’unione portò con sé un dolore ancora più grande: la consapevolezza di non poter vivere la quotidianità con suo figlio. La distanza fisica da Alessandro è stata, per anni, una spina nel cuore, alleviata solo dalle telefonate e dai pomeriggi trascorsi a insegnargli la chitarra, cercando di trasmettere non solo la tecnica, ma l’amore per la musica.
La Rinascita e le Nuove Paure

Oggi, la vita di Riccardo Fogli ruota attorno alla sua terza moglie, Karin Trentini, e alla loro figlia Michelle. Un amore arrivato in età matura, che gli ha donato una seconda giovinezza ma ha anche risvegliato nuove, terribili paure. La differenza d’età – Karin è di oltre 30 anni più giovane – non è solo un argomento di gossip per i tabloid, ma una fonte di ansia reale per Riccardo.
Si sente spesso “sotto esame”, costretto a dimostrare di essere ancora all’altezza, di non essere il “vecchio” che sposa la giovane donna per vanità. Ci sono sere, racconta con disarmante onestà, in cui il timore che il tempo gli rubi i momenti preziosi con la piccola Michelle lo porta alle lacrime. Non è paura della morte, ma paura dell’assenza, di non poter proteggere e vedere crescere la sua bambina. Karin, con la sua energia e dedizione, è diventata il suo pilastro, l’unica capace di accogliere le sue fragilità e trasformarle in forza.
Oltre il Successo: L’Uomo Dietro il Mito

Nonostante un patrimonio stimato che include ville in Toscana, appartamenti a Roma e auto d’epoca, Riccardo Fogli ha imparato a sue spese che il denaro non cura le ferite dell’anima. I momenti di difficoltà economica vissuti in passato, che lo hanno costretto a vendere proprietà per mantenere la famiglia, gli hanno insegnato il vero valore delle cose. Oggi, la sua ricchezza più grande non è la villa da 2,5 milioni di euro o la collezione di chitarre Fender, ma le passeggiate tra i vigneti con la sua famiglia, i sorrisi di Michelle e la pace ritrovata nella natura toscana.
La “tristezza” di Riccardo Fogli non è depressione, ma una profonda consapevolezza emotiva. È la malinconia di chi ha vissuto mille vite in una, di chi ha toccato il cielo con un dito e ha conosciuto la polvere della solitudine. A quasi 80 anni, il suo desiderio non è più scalare le classifiche o riempire gli stadi, ma lasciare un segno positivo, attraverso la beneficenza e l’amore per i suoi cari.
La sua storia ci ricorda che dietro ogni leggenda c’è un essere umano che trema, che ama e che ha paura. E forse, è proprio questa vulnerabilità a rendere la sua voce, ancora oggi, così incredibilmente potente e vicina al cuore di tutti noi.
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