12 ottobre 2025, Mar Mediterraneo, 47 km a sud di La Spezia, ore 03:47 del mattino. La fregata Frem Carabiniere, una delle navi da guerra più avanzate della Marina Militare Italiana, navigava in acque internazionali sotto copertura di oscurità totale. Sul ponte il capitano di fregata Alessandro Torrini, veterano con 22 anni di servizio e tre missioni nato in Medio Oriente, osservava qualcosa che non aveva mai visto in tutta la sua carriera.
Una torretta montata a prua della nave, non un cannone, non un lanciamissili, ma qualcosa di completamente diverso. Un cilindro nero opaco lungo 4 m con sistemi di raffreddamento visibili che emanavano un leggero vapore nell’aria notturna. “Capitano” disse il tenente di vascello Marco Ferretti dalla sala controllo armi, “Il sistema luce è online, potenza al 100%, sistemi di puntamento calibrati, siamo pronti per il test.
Luce! Laser ad ultra alta capacità energetica, il nome in codice del progetto più segreto che Leonardo aveva sviluppato negli ultimi 4 anni. Un progetto di cui nemmeno la NATO sapeva l’esistenza. Un progetto che quella notte avrebbe dimostrato qualcosa di impossibile. Lanciare i bersagli ordinò Torrini con voce ferma.
A 15 km di distanza da una nave appoggio italiana vennero lanciati sei droni bersaglio. Non droni qualsiasi, ma repliche esatte di missili da cruciera russi calibre. Velocità 950 km/h, altitudine 50 m sul livello del mare, traiettoria erratica con manovre evasive casuali programmate. Il tipo di minaccia che terrorizza qualsiasi comandante navale al mondo, perché un missile così veloce, così basso, con manovre imprevedibili è quasi impossibile da intercettare.
I sistemi antimissili tradizionali hanno un tasso di successo del 60/70% contro questo tipo di minaccia, il che significa che su sei nisseli almeno due colpirebbero il bersaglio. Bersagli acquisiti, annunciò Ferretti. Distanza 15.000 m, velocità 950 km/h, tempo all’impatto 56 secondi. Sistema luce, fuoco a volontà ordinò Torrini.
E quello che accadde nei 12 secondi successivi avrebbe cambiato per sempre la storia della guerra navale. Il cilindro nero sulla prua si mosse con precisioni millimetrica. Non ci fu nessun lampo visibile, nessun rumore, nessun rinculo, solo un raggio invisibile di luce coerente ad altissima energia che attraversò i 15 km di distanza in una frazione di secondo.
Il primo drone bersaglio esplose in una palla di fuoco. Il laser si spustò. Secondo bersaglio distrutto. Terzo distrutto. Quarto distrutto. Quinto distrutto. Sesto distrutto. Tempo totale 11,7 secondi. Sei bersagli, sei colpi, sei distruzioni. 100% di successo. Sul ponte della carabiniere calò un silenzio totale.
Poi il tenente Ferretti disse qualcosa che fece venire i brividi a tutti i presenti. Capitano, abbiamo appena fatto quello che il sistema americano Elios non è mai riuscito a fare. Abbiamo intercettato sei minacce simultanee a 15 km di distanza. Elios può colpire solo a 5 km e noi l’abbiamo fatto consumando l’equivalente energetico di €47 di elettricità.

Torrini rimase in silenzio per un lungo momento, poi prese la radio criptata e chiamò direttamente Roma. Qui carabiniere per comando operativo, test luce completato con successo totale. Ripeto, successo totale. L’Italia ha appena sviluppato l’arma più rivoluzionaria degli ultimi 50 anni, ma quello che nessuno sulla carabiniere sapeva è che a 147 km di distanza una fregata francese della Marine National aveva accidentalmente intercettato le comunicazioni criptate italiane e quello che i francesi avevano appena scoperto
li avrebbe terrorizzati così tanto da chiamare immediatamente Washington. Perché se l’Italia aveva veramente sviluppato un laser così potente, l’intero equilibrio militare mediterraneo era appena cambiato e nessuno, nemmeno gli americani, lo sapeva. Ma prima di rivelarvi come l’Italia ha sviluppato questa tecnologia impossibile e cosa è successo quando il Pentagono ha scoperto tutto, devo dirvi qualcosa.
Qualcosa che scoprirete solo se resterete fino alla fine, perché negli ultimi minuti di questo video vi mostrerò un documento che rivela il vero motivo per cui gli Stati Uniti hanno cercato disperatamente di fermare questo progetto. Un motivo che non ha nulla a che fare con la tecnologia, ma con il controllo, con il potere, con trilioni di dollari che stavano per essere spazzati via da un gruppo di ingegneri italiani che avevano usato sfidare l’impossibile.
Restate con me perché questa non è solo una storia di tecnologia, è una storia di coraggio, di genio, di un’Italia che ha deciso di non chiedere più il permesso di essere eccellente. Per capire questa storia dobbiamo tornare indietro nel tempo, non di mesi, ma di anni. All’estate del 2021, quando tutto è iniziato, nei laboratori di Leonardo a Pisa, in una struttura che pochissimi conoscono, un edificio anonimo vicino all’aeroporto Galileo Galilei.
Dall’esterno sembra un normale capannone industriale, ma all’interno, 80 msottoterra, c’è uno dei laboratori di fisica applicata più avanzati d’Europa. È qui che Leonardo sviropa tecnologie che nemmeno la NATO sa che esistano. Ed è qui che nell’estate del 2021 un gruppo di fisici italiani fece una scoperta che avrebbe cambiato tutto.
Il responsabile del progetto si chiamava professor Emilio Santini, 63 anni, laureato in fisica al Politecnico di Milano, dottorato all’MIT il Massachusetts, 30 anni di esperienza in laser ad alta energia. Santini aveva lavorato per anni sul problema fondamentale dei laser militari, la potenza, perché vedete i laser come arma esistono già da decenni, ma c’è sempre stato un problema.
Per essere efficaci come armi, i laser devono avere una potenza enorme. Devono generare così tanta energia concentrata da poter letteralmente vaporizzare metallo a chilometri di distanza e questo richiede una quantità di elettricità mostruosa. I laser americani più avanzati, come il sistema Elios che la Marina usa sta testando, hanno una potenza di circa 60 kW.
60 kW abbastanza per distruggere un drone a 5 km di distanza, ma non abbastanza per affrontare minacce più serie, non abbastanza per stoppare i missili da crociera, non abbastanza per cambiare veramente il modo in cui si combattono le guerre e soprattutto questi laser consumano così tanta energia che possono essere montati solo su navi molto grandi, portare aerei, incrociatori, navi che hanno generatori nucleari o motori abbastanza potenti da alimentarli.
Ma nell’estate del 2021 il professor Santini e il suo team fecero una scoperta che avrebbe cambiato tutto. Stavano lavorando su una tecnologia completamente diversa. Non stavano cercando di costruire un laser più potente, stavano cercando di costruire un laser più efficiente. Se state seguendo attentamente, lasciate un like perché quello che sto per raccontarvi è la chiave di tutta questa storia.
La svolta arrivò il 17 agosto 2021. Santini e il suo team stavano testando un nuovo tipo di cristallo amplificatore laser. Non i cristalli tradizionali usati nei laser militari americani, ma un nuovo composto sviluppato in collaborazione con l’Università di Padova. Un cristallo che utilizzava terre rare estratte da miniere sarde.
Nessuno si aspettava grandi risultati. Era solo l’ennissimo test in una lunga serie di tentativi. Ma quando attivarono il laser qualcosa di incredibile accadde. Professor Santini. disse la dottoressa Elena Rossi, la sua assistente principale. Deve vedere questi numeri. Santini guardò lo schermo e quello che vide lo fece impallidire.
Il laser aveva generato una potenza di uscita 340% superiore a quella teoricamente possibile con quel livello di energia in ingresso. 340%. Rifai il test”, ordinò Santini con voce tremante. “Controlla tutti i sensori, deve esserci un errore.” Rifecero il test. Stessi risultati. Lo rifecero ancora. Ancora gli stessi risultati.
Non c’era errore. Avevano scoperto qualcosa di fondamentale. Il cristallo amplificatore italiano non solo funzionava meglio di quelli americani, funzionava secondo principi fisici che nessuno aveva mai completamente compreso. C’era qualcosa nelle proprietà quantistiche di quel particolare composto di terre rare che amplificava l’energia laser in modo esponenziale.
“Elena” disse Santini lentamente. Se questi dati sono corretti, noi abbiamo appena scoperto come costruire un laser militare tre volte più potente di qualsiasi cosa esista al mondo e che consuma un terzo dell’energia. La dottoressa Rossi capì immediatamente le implicazioni. Professore, questo significa che possiamo costruire un laser da 180 kW che consuma energia come un laser da 60 kW americano? Esattamente.
E un laser da 180 kW può fare cose che il mondo pensa siano fantascienza. Nei mesi successivi il team di Santini lavorò in segreto assoluto. Non pubblicarono nessun paper scientifico, non presentarono risultati a conferenze, non dissero nulla a nessuno al di fuori di Leonardo perché capivano che avevano tra le mani qualcosa di troppo prezioso per condividerlo.
Avevano il santo gral delle armi laser e stavano per trasformarlo in realtà. Ma sviluppare un cristallo rivoluzionario in laboratorio è una cosa, trasformarlo in un’arma funzionante e completamente diverso. Servivano ingegneri, servivano soldi, serviva soprattutto il supporto di qualcuno ai vertici del potere. E fu così che nell’inverno del 2022 il professor Santini chiese un incontro urgente con l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani.
L’incontro si svolse nella sede Leonardo di Roma. Santini arrivò con una valigetta contenente 200 pagine di dati tecnici e un piccolo prototipo del cristallo. “Dottor Cingolani”, disse Santini senza preamboli, “Quello che sto per mostrarle può rendere l’Italia la prima potenza militare del Mediterraneo.” Cingolani, uomo pratico e scettico per natura, sollevò un sopracciglio.
“Professore, ho sentito molte promesse audaci nella mia carriera, perché dovrei credere a questa?”Santini aprì la valigetta e tirò fuori il cristallo. Era piccolo, delle dimensioni di un pugno di colore rosso scuro, quasi borgognò. Questo disse Santini mettendolo sul tavolo, è un amplificatore laser che aumenta l’efficienza energetica del 340%.
Con questo possiamo costruire un laser da 180 kW che consuma energia come un sistema da 60 kW americano. Cingolani prese in cristallo e lo esaminò. E cosa può fare un laser da 180 kW? Può distruggere qualsiasi missile da crociera a 15 km di distanza? Può abbattere qualsiasi drone nemico a 20 km.
Può neutralizzare qualsiasi minaccia aerea a costi quasi zero. Un colpo laser costa circa €50 di elettricità. Un missile antimissile costa 2 milioni di euro. Il silenzio che seguì fu eloquente. Cingolani era un uomo d’affari, ma era anche un patriota e catì immediatamente cosa significava quello che Santini stava proponendo. Professore disse lentamente.
Lei sta dicendo che l’Italia può sviluppare un sistema d’arma superiore a qualsiasi cosa abbiano gli americani. non superiore, rivoluzionario, perché questo non solo è più potente, èconomicamente sostenibile. Una nave con il nostro laser può difendersi da centinaia di attacchi senza mai rimanere senza munizioni.
Non può rimanere senza munizioni perché non usa munizioni, usa solo elettricità. Cingolani si alzò e camminò verso la finestra. rimase in silenzio per quasi un minuto, poi si voltò con un’espressione che Santini non dimenticherà mai. Professore, le autorizzo a costituire un team dedicato, budget illimitato. Obiettivo: avere un prototipo funzionante entro 2 anni.
Ma c’è una condizione quale? Questo progetto rimane top secret. Nemmeno il Ministero della Differisa deve sapere finché non avremo qualcosa di operativo. Se gli americani scoprono cosa stiamo facendo prima che siamo pronti, useranno ogni mezzo per fermarci. E così nacque il progetto Luce. Iscrivetevi al canale per seguire come l’Italia ha sfidato il monopolio tecnologico americano.
Nei due anni successivi, dal 2022 al 2024 accadde qualcosa di straordinario nei sotterranei di Pisa. Il team di Santini crebbe da 12 persone a 87. Fisici, ingegneri elettronici, esperti di ottica, specialisti in materiali avanzati, tutti italiani, tutti giurati al segreto, tutti consapevoli di star lavorando a qualcosa che avrebbe cambiato la storia.
Il primo grande ostacolo fu il sistema di raffreddamento perché un laser da 180 kW genera una quantità mostruosa di calore. Se non raffreddi adeguatamente il sistema si fonde letteralmente. I sistemi americani usano raffreddamento ad acqua di mare, funziona ma è inefficiente e richiede pompe enormi.
Il team italiano sviluppò qualcosa di completamente diverso, un sistema di raffreddamento a ciclo chiuso che usa ele liquido, più compatto, più efficiente e soprattutto funziona su navi anche piccole. Il secondo ostacolo fu il sistema di puntamento, perché un raggio laser viaggia alla velocità della luce, ma il bersaglio si muove e a 15 km di distanza anche un errore di un millesimo di grado significa mancare il bersaglio di metri.
Serviva un sistema di puntamento con precisione assoluta e qui entro in gioco qualcosa che l’Italia aveva già, i sistemi di tracking radar Leonardo, gli stessi radar usati sugli Eurofriter, gli stessi radar che tracciavano satelliti in orbita, il team li adattò per il laser. Il risultato fu un sistema di puntamento che poteva tracciare e colpire un bersaglio grande come un pallone da calcio a 20 km di distanza, mentre il missile viaggiava a 1000 km/h con vento, con onde, con la nave che si muoveva.
Era tecnologia da fantascienza, ma era reale. Il terzo ostacolo fu il sistema di integrazione navale. Come metti un laser su una nave, come lo alimenti? Come lo proteggi dall’acqua salata, come lo fai funzionare in condizioni di combattimento reali. Il team lavorò a stretto contatto con Fin Cantieri, il gigante italiano della costruzione navale.
Progettarono una torretta modulare. Poteva essere installata su qualsiasi fregata frame italiana in 72 ore. Non richiedeva modifiche strutturali alla nave, si collegava direttamente ai generatori di bordo. Era perfetta. E nell’agosto del 2024, dopo 2 anni di lavoro intenso, il prototipo fu completato. Era pronto per i testa, ma non potevano testarlo in Italia.
troppo rischioso, troppo visibile, troppo vicino a occhi indiscreti. Serviva un luogo remoto, un luogo dove nessuno guardava. E così il prototipo fu installato secretamente sulla fregata carabiniere durante un periodo di manutenzione ordinaria alla Spezia. A settembre 2024 iniziarono i primi test segreti nel Mediterraneo.
Test notturni lontano da rotte commerciali con copertura radar totale per evitare sorprese e i risultati superarono ogni aspettativa. Il laser funzionava perfettamente, colpiva bersagli a 12 km, poi a 15, poi a 17. Ogni test era un successo, ma c’era un problema, un problema che avrebbe potuto distruggere tutto. Il 23 marzo 2025 qualcosa andòstorto.
Durante un testo notturno, una nava mercantile greca passò accidentalmente a 8 km dalla carabiniere, troppo vicino, troppo sospetto. E sulla plancia della carabiniere il capitano Torrini capì immediatamente cosa stavo succedendo. Quella non è una nave mercantile disse al suo secondo. Guardi la strumentazione altronica.
Hanno radar militari, ci stanno spiando. Russi forse o francesi che lavorano per qualcun altro. Non importa. Abortita il test, coprita la torretta e preghiamo che non abbiano visto nulla. Ma avevano visto, o meglio, i loro sistemi di intercettazione elettronica avevano registrato le emissioni energetiche anomale. Non sapevano cosa fosse, ma sapevano che gli italiani stavano testando qualcosa, qualcosa di potente, qualcosa di segreto.
E quella informazione arrivò rapidamente a Washington. Il 7 aprile 2025 l’ambasciatore americano in Italia chiese un incontro urgente con il ministro della difesa Guido Crosetto. Ministro disse l’ambasciatore senza diplomazia. Il Pentagono ha ricevuto rapporti di attività anomale nel Mediterraneo, attività che coinvolgono navi italiane, attività che sembrano test di armi avanzate, laser, per essere chiari.
E se l’Italia sta sviluppando armi laser, questo è qualcosa che riguarda la NATO, qualcosa di cui dovevamo essere informati. Crosetto, che sapeva del progetto Luce, ma aveva ricevuto ordini precisi di non rivelarlo, mantiene la calma. Ambasciatore, l’Italia conduce regolarmente esercitazioni lavali. Non vedo cosa ci sia di anomalo.
Ministro, non parliamo di esercitazioni normali, parliamo di emissioni energetiche che suggeriscono test di armi a energia diretta, laser, per essere chiari. E se l’Italia sta sviluppando armi laser, questo è qualcosa che riguarda la NATO, qualcosa che dovevamo sapere. Crosetto guardò l’ambasciatore intensamente.
E se stessimo sviluppando qualcosa del genere, perché dovremmo informarvi prima di sapere se funziona? Perché siamo alleati, ministro? Esattamente, alleati, non subordinati. L’Italia ha il diritto di sviluppare la propria tecnologia senza chiedere permesso a Washington per ogni decisione.
La riunione finì in modo gelido e Crosetto chiamò immediatamente Meloni. Presidente, gli americani sanno, non tutto, ma sanno che stiamo sviluppando qualcosa e vogliono risposte. Meloni rimase in silenzio per un momento, poi disse qualcosa che sorprese Crosetto. Perfetto, è tempo di accelerare. Chiamate Santini, voglio un test completo, operativo, documentato e voglio che sia così spettacolare che quando lo riveleremo al mondo nessuno potrà negare che l’Italia ha la tecnologia migliore.

Ma presidente, se facciamo un test così visibile, gli americani, gli americani cosa, Guido? Ci puniranno per essere più bravi di loro? Lascia i vittelo fare e vedremo chi ride per l’ultimo. E fu così che venne pianificato il test del 12 ottobre 2025. Il test che avete sentito all’inizio di questa storia, il test che avrebbe cambiato tutto.
Lasciate un commento con Luce italiana se credete nel genio italiano. >> Torniamo a quella notte del 12 ottobre. Sulla fregata carabiniere, dopo il successo totale del test, il capitano Torrini ricevette ordini diretti da Roma: documentare tutto, video, dati telemetrici, testimonianze e preparare a un rapporto completo entro 24 ore, perché Meloni aveva deciso che era il momento, il momento di rivelare al mondo cosa l’Italia aveva creato.
Il 14 ottobre 2025 Palazz Chigi convocò una conferenza stampa straordinaria. Presente Giorgia Meloni, il ministro Crosetto, l’amministratore delegato di Leonardo Cingolani e il professor Santini davanti a 400 giornalisti internazionali. Signore e signori, inizio a Meloni. Sono qui per annunciare che l’Italia ha raggiunto un traguardo tecnologico storico.
Poi, su uno schermo gigante apparve il video del test. Sei missili simulati che volavano verso la carabiniere, il laser che li distruggeva uno per uno. 11 secondi, sei bersagli. Successo totale. La sala esplose e mormorì incretuli. “Quello che avete appena visto,” continuò Meloni, “e Luce, laser ad ultra alta capacità energetica, sviluppato interamente da ingegneri italiani utilizzando tecnologia italiana e che supera di oltre tre volte le prestazioni di qualsiasi sistema laser americano esistente.
” Poi venne il colpo da maestro. Il sistema americano Elios ha una potenza di 60 kW, può colpire bersagli fino a 5 km. Il nostro sistema luce ha una potenza di 180 kW, può colpire bersagli fino a 20 km e costa 1/3 dell’energia per funzionare. Mostrò poi un grafico comparativo. Elios usa 60 kW, 5 km di raggio, 150 milioni di dollari di costo per sistema.
Luce Italia, 180 kW, 20 km di raggio, 80 milioni di dollari di costo per sistema. I numeri parlavano chiaro. L’Italia, disse Meloni con voce ferma, è pronta a offrire questa tecnologia a tutti gli alleati NATO perché crediamo che la sicurezza collettiva debba basarsi sulla tecnologia migliore, non solo su quella americana. La sala esplose in domande,ma Meloni non aveva finito.
E voglio essere chiara su un punto. Questa tecnologia è stata sviluppata senza violare alcun trattato internazionale, senza rubare proprietà intellettuale, solo con genio, determinazione e investimenti italiani. E se questo infastidisce qualcuno, il problema è loro, non nostro. Era una dichiarazione di guerra tecnologica contro il monopolio americano, contro l’idea che solo gli USA potessero sviluppare tecnologia militari avanzata e il mondo ascoltò.
La reazione del Pentagono fu immediata e furiosa. In un comunicato ufficiale dichiarono: “Gli Stati Uniti sono preoccupati per sviluppi di armi a energia diretta non coordinati all’interno della NATO. Stiamo valutando tutte le opzioni.” Ma era troppo tardi perché nelle 48 ore successive accadde qualcosa che nessuno a Washington si aspettava.
12 paesi contattarono Leonardo per informazioni sul sistema luce. Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Polonia, Grecia, Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giappone, Corea del Sud e Australia. Tutti volvivano il laser italiano e tutti erano disposti a pagare. Nel giro di una settimana Leonardo ricevette richieste preliminali per un valore di 34 miliardi di euro.
34 miliardi per un’arma che gli americani pensavano di controllare. Il mercato aveva parlato e aveva scelto l’Italia, ma la vera partita si giocò in una telefonata segreta tra Meloni e il presidente degli Stati Uniti tre settimane dopo la conferenza stampa. Presidente Meloni, lei ha creato una situazione molto complicata.
Signor presidente, l’Italia ha semplicemente fatto quello che fa meglio, innovare. Il Pentagono è, diciamo, non contento. Hanno investito miliardi nel programma Elios e ora lei dice al mondo che la tecnologia italiana è superiore. Non lo dico io, signor presidente, lo dicono i numeri, i dati, i test, la fisica.
Ci fu una pausa. Off the record, presidente Meloni, i nostri tecnici hanno analizzato i vostri dati e ammettono che il vostro cristallo amplificatore è, diciamo, impressionante. Come diavolo lo avete sviluppato? Meloni sorrise, terre rare sarde, fisica quantistica applicata e soprattutto ingegneri italieni che non hanno accettato che impossibile fosse una risposta. Capisco.
E ora cosa vuole l’Italia? Voglio che gli Stati Uniti riconoscano che la NATO non è un monopolio tecnologico americano. Voglio che Leonardo diventi fornitore ufficiale di sistemi laser per l’Alleanza e voglio che l’Italia venga trattata come partner paritario, non solo come cliente. È una richiesta oace, è una richiesta giusta e francamente, signor presidente, voi avete bisogno di noi più di quanto noi abbiamo bisogno di voi, perché se noi vendiamo questa tecnologia paesi non nato, il bilan globale cambia e non a vostro favore. Era un ricchiatto
elegante, ma era efficace perché gli Stati Uniti capirono che avevano solo due opzioni: collaborare con l’Italia o vederla collaborare con altri. 5 giorni dopo, l’11 novembre 2025, venne annunciato un accordo storico. Gli Stati Uniti riconoscevano Leonardo come fornitore autorizzato di sistemi laser per la NATO.
L’Italia condivideva la tecnologia del cristallo amplificatore con gli Stati Uniti in cambio di royalties del 12% su ogni sistema Elius venduto in futuro. Leonardo otteneva il diritto esclusivo di vendere il sistema luce a qualsiasi paese alleato e soprattutto l’Italia veniva formalmente riconosciuta come partner tecnologico strategico degli Stati Uniti.
Era una vittoria totale, una vittoria che valeva decine di miliardi di euro, ma soprattutto era una vittoria di prestigio. L’Italia aveva dimostrato al mondo di poter competere con chiunque e vincere. >> Nei mesi successivi all’accordo accadde qualcosa di straordinario. Leonardo ricevette ordini per 47 sistemi luce.
47 navi di 19 paesi diversi avreteero avuto il laser italiano. Il valore totale dei contratti superò i 50 miliardi di euro in 5 anni. 50 miliardi. Ma l’impatto più importante non fu economico, fu strategico, perché improvvisamente ogni nave equipaggiata con luce aveva una capacità difensiva che prima era fantascienza.
Poteva difendersi da centinaia di attacchi missilistici senza mai rimanere senza munizioni, a costi operativi quasi zero. Era una rivoluzione, una rivoluzione Made Italy. Leonardo assunse 8.000 nuovi ingegneri. Aprì due nuovi centri di produzione a Taranto e Genova. Divne il secondo produttore di armi a energia diretta al mondo dopo Loked, Martin.
E il professor Santini, l’uomo che aveva iniziato tutto, venne nominato per il premio Nobel per la fisica. Ma forse il momento più simbolico di tutta questa storia accade il 18 novembre 2025 a Pisa, nei laboratori sotterranei dove tutto era iniziato. Giorgia Meloni era venuta personalmente per visitare il team che aveva creato luce.
Davanti agli 87 ingegneri e scienziati, la premier italiana disse qualcosa che nessuno di loro dimenticherà mai. 4 anni fa, iniziò Meloni, voi avete iniziato un progetto che tutti pensavano impossibile. Gliamericani avevano fallito, i cinesi avevano fallito, ma voi italiani non avete accettato il fallimento. Avete lavorato in segreto, senza gloria e senza riconoscimento.
Avete creduto in qualcosa che nessun altro credeva possibile e avete dimostrato al mondo che l’Italia non è solo arte e storia, l’Italia è futuro. Grazie a voi la Marina italiana ha la difesa più avanzata al mondo. Grazie a voi Leonardo è diventata un gigante globale. Grazie a voi l’Italia è tornata a essere una potenza tecnologica.
Poi si rivolse direttamente a Santini. Professore, lei ha detto una frase che mi è rimasta impressa. Ha detto: “Gli italiani non chiedono permesso di essere eccellenti aveva ragione e oggi il mondo intero lo sa”. Gli applausi durarono 5 minuti, ma Meloni non aveva finito. E voglio dirvi un’ultima cosa, luce è solo l’inizio, perché ora che il mondo sa di cosa siamo capaci, le porte sono aperte e voi continuerete a stupirci, continuerete a dimostrare che il genio italiano non ha limiti.
Oggi, mentre scrivo questa storia, il sistema luce è operativo su 12 navi italiane. Altri 35 sistemi sono in produzione per clienti internazionali. Leonardo ha un backlog di ordini che garantisce lavoro per i prossimi 10 anni e l’Italia è riconosciuta come leader mondiale in tecnologie laser militari. Ma forse l’eredità più importante di questa storia è qualcosa di intangibile e la dimostrazione che l’Italia può ancora sorprendere il mondo, che il nostro paese non è solo passato, ma anche futuro, che quando crediamo in noi stessi, quando investiamo nel talento
italiano, quando usiamo a sfidare i giganti, possiamo vincere. Il professor Santini in un’intervista recente ha detto qualcosa di bellissimo. Per anni i nostri migliori ingegneri andavano in America perché pensavano che solo lì potessero fare grandi cose. Ma Luce ha dimostrato che le grandi cose si possono fare qui in Italia, a casa nostra e ora, invece di perdere talenti, li attiriamo.
Giovani ingegneri da tutto il mondo vogliono lavorare a Leonardo perché sanno che qui si fa la storia. Voi, cari amici, cosa ne pensate? Siete orgogliosi di quello che l’Italia ha fatto? Credete che possiamo continuare su questa strada? Commentate qui sotto, ditemi se conoscete giovani che lavorano in questo settore, ditemi se questa storia vi ha emozionato come ha emozionato me.
Iscrivetevi a questo canale. Condividete questo video perché queste storie devono essere raccontate, perché il mondo deve sapere. deve sapere che l’Italia è tornata non come museo, ma come fucina di futuro. Nel prossimo video vi racconterò di un altro progetto segreto a Leonardo, un progetto ancora più audace, un progetto che riguarda lo spazio e che potrebbe rendere l’Italia la terza potenza spaziale al mondo.
Ma per scoprirlo dovete essere qui, dovete seguire questa storia di Rinascita Italiana. Grazie per essere arrivati fino qui. Grazie per aver creduto. Viva l’Italia che innova, viva l’Italia che osa. Viva l’Italia che non chiede permesso di essere eccellente e soprattutto viva il professor Santini e i suoi 87 eroi che hanno dimostrato che l’impossibile è solo una sfida da superare.
A presto amici miei con altre storie di vittorie italiane, con altre storie di orgoglio, con altre storie che dimostrano che quando l’Italia vuole l’Italia può e questa volta per sempre, perché la luce italiana illumina il futuro del mondo. No.
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