Si dice che Parigi sia la città dell’amore, delle luci che non si spengono mai e delle promesse eterne. Ma per Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, la Ville Lumière è diventata il teatro di una delle confessioni più crude, oneste e disarmanti della loro carriera. Dimenticate per un attimo gli smoking impeccabili, le standing ovation nelle arene di tutto il mondo e quella patina di perfezione che li avvolge da quindici anni. Nel corso di un servizio esclusivo realizzato da Le Iene durante una tappa del loro tour europeo, i tre ragazzi de Il Volo hanno deciso di togliersi l’armatura. E quello che è emerso non è solo il ritratto di tre star internazionali, ma la radiografia di tre anime fragili, segnate da paure, solitudine e battaglie silenziose che nessuno, guardandoli cantare Grande Amore, avrebbe mai potuto immaginare.

Oltre la musica: il peso del successo

Quindici anni insieme sono una vita intera, specialmente se iniziati quando si è poco più che bambini. Sono cresciuti tra un aeroporto e un camerino, condividendo spazi, successi e pressioni devastanti. Ma se sul palco la loro armonia vocale è perfetta, dietro le quinte la melodia è stata spesso dissonante. Non si tratta solo di musica, ma di sopravvivenza emotiva.

Colpisce, quasi come uno schiaffo, la maturità con cui questi trentenni oggi guardano al loro passato. Non ci sono più le “notti brave” post-concerto che un tempo riempivano le loro serate giovanili. Oggi c’è la ricerca di un equilibrio precario, il bisogno di normalità che stride ferocemente con una vita straordinaria.

Il dramma segreto di Ignazio: “Mi manca il respiro”

È Ignazio Boschetto a toccare il punto più dolente e forse più coraggioso dell’intera intervista. Con una sincerità che fa quasi male, ha aperto una finestra sul suo mondo interiore, parlando di un tabù ancora troppo forte nello spettacolo: la salute mentale. “So che ho tutto, ma quando arrivano quegli attacchi mi sembra di non avere nulla”, ha confessato. Gli attacchi di panico, quel mostro che ti prende alla gola all’improvviso, sono i compagni indesiderati di un successo planetario.

Ignazio ha riavvolto il nastro della memoria fino a un’infanzia segnata troppo presto dalle responsabilità, quando si prendeva cura della sorella mentre la madre combatteva contro la malattia. Un peso enorme per un bambino, che oggi riemerge sotto forma di ansia. E poi c’è il rapporto con il proprio corpo, quella sensazione di sentirsi “sbagliati” che lo ha spinto verso una trasformazione fisica evidente, ma che non ha cancellato del tutto le insicurezze. “La sicurezza non è mai piena, c’è sempre qualcosa che vacilla”, ammette. Parole che lo rendono incredibilmente umano, lontano anni luce dall’immagine del divo intoccabile.

La solitudine di Gianluca e il “terzo incomodo”

Se Ignazio combatte con l’ansia, Gianluca Ginoble ha dovuto fare i conti con un altro demone: l’isolamento. La sua confessione è un pugno nello stomaco per chi ha sempre visto il trio come un’entità monolitica. Gianluca ha raccontato di essersi sentito spesso “fuori posto”, specialmente agli inizi. Piero e Ignazio, entrambi siciliani, condividevano un codice, una lingua, una complicità da cui lui si sentiva escluso.

“Loro erano sempre insieme, io mi sentivo solo”, ha rivelato con la voce rotta dall’emozione. E non ha avuto paura di ammettere una verità scomoda: con Ignazio non c’è mai stato un vero feeling caratteriale. Due mondi opposti che collidono: uno che si chiude nel silenzio, l’altro che vorrebbe parlare, chiarire, sviscerare. Eppure, è proprio qui che risiede la magia dolorosa del loro legame. “Gli voglio bene più di quanto pensano”, ha aggiunto Gianluca, con gli occhi lucidi. Una frase che vale più di mille concerti e che racchiude la complessità di un affetto che resiste alle intemperie caratteriali.

Gianluca, il “filosofo” del gruppo, che legge Camus e pratica meditazione, ha lanciato anche un messaggio potente contro gli stereotipi della virilità tossica: la forza non è nella voce grossa, ma nella profondità d’animo e nella cura di sé, anche attraverso rituali come la skincare, un tempo impensabili per l’immagine del “maschio latino”.

Piero: la corsa contro il tempo e la paura del futuro

E poi c’è Piero Barone, apparentemente il più solido, il metodico che corre ogni mattina in ogni città del mondo per sentirne il respiro. Ma anche la sua armatura ha delle crepe. La sua è la paura del tempo che passa, il timore di non riuscire a costruire quella famiglia che tanto desidera, sacrificata sull’altare della carriera. E c’è l’amarezza per quella critica italiana, spesso snob, che li accusa di fare musica “non per giovani”. Una ferita che brucia, nonostante i sold-out mondiali.

La verità sulla stanza d’albergo

Tra le pieghe di queste confessioni profonde, c’è stato spazio anche per sfatare una leggenda metropolitana che li perseguita da anni: la famosa stanza d’albergo distrutta. Piero ha chiarito una volta per tutte che si trattò di una fake news montata ad arte da un albergatore, nata da un banale problema con la moquette. Una dimostrazione di come la verità possa essere manipolata, trasformando ragazzi educati in vandali per un click in più.

Un filo invisibile

Cosa tiene insieme Il Volo dopo 15 anni, nonostante le differenze, i silenzi pesanti e le crisi di panico? Forse è quel “filo invisibile” di cui parlano. Forse è la consapevolezza che nessuno, al di fuori di loro tre, può capire davvero cosa significhi vivere quella vita. Si sono visti crescere, sbagliare, soffrire.

Oggi, nel backstage, tra Ignazio che ascolta i Queen, Gianluca che legge e Piero che studia inglese, sembrano tre pianeti distanti. Ma quando sale l’intro di Grande Amore, la magia accade ancora. Le differenze si annullano, le voci si fondono e il tempo si ferma. Il servizio de Le Iene non ci ha restituito solo tre cantanti, ma tre uomini che hanno avuto il coraggio, raro e prezioso, di mostrare le proprie cicatrici. E forse, proprio per questo, oggi li amiamo ancora di più. Non perché sono perfetti, ma perché, finalmente, sono veri.