C’è una frase pronunciata poche ore fa che sta facendo tremare le fondamenta dei palazzi del potere romano. Non è una frase urlata in un comizio elettorale sporca di propaganda, non è l’opinione di un giornalista di parte pagato per attaccare. È qualcosa di molto più pericoloso per l’establishment di sinistra.
È una sentenza fredda, lucida, inappellabile, a pronunciarla è stato l’uomo che incarna la legge, la memoria e la storia istituzionale di questo paese. Un uomo che ha visto passare la prima e la seconda repubblica, che ha stretto la mano a presidenti e papi, Sabino Cassese. La sua dichiarazione è un colpo di cannone sparato contro la narrazione dominante.
Tra Meloni edellis Schlein non c’è possibilità di paragone. Avete capito bene? Fermatevi un secondo a riflettere sul peso specifico di queste parole. Non ha detto che sono diverse, non ha detto che è una bella sfida. ha detto che non giocano nemmeno nello stesso campionato. Sabino Cassese, 90 anni di lucidità cristallina, ha appena tracciato una linea di fuoco invalicabile che separa la competenza politica dal vuoto pneumatico degli slogan.
Mentre i telegiornali mainstream cercano disperatamente di annacquare queste parole, di nasconderle tra le notizie di cronaca nera o di relegarle in un trafiletto a pagina 20 per non disturbare i manovratori del Partito Democratico. Noi dobbiamo fermarci, noi dobbiamo accendere i riflettori perché quello che è successo non è solo unintervista, è lo smascheramento definitivo, chirurgico e brutale di una menzogna che ci viene propinata da mesi.
La menzogna di un’opposizione pronta a governare, moralmente superiore, l’unica custode della democrazia. tutto falso. E a dirlo non siamo noi. A dirlo è colui che è stato allievo dei padri costituenti. Da una parte ci dice Cassese, c’è chi studia, chi lavora fino a notte fonda sui dossier, chi costruisce credibilità internazionale, dall’altra c’è il nulla mascherato da hashtag, armocromia e indignazione a comando.

Se pensavate che la politica fosse solo un gioco di ruoli dove tutti sono uguali, preparatevi a cambiare idea drasticamente. Oggi vi mostriamo perché l’opposizione è letteralmente terrorizzata da queste parole. Vi spieghiamo perché il Nazareno è nel panico e perché forse per la prima volta dopo anni un gigante della Repubblica ha deciso di dire quella verità scomoda che nessuno nei salotti buoni voleva sentire.
Se anche tu sei stanco di una politica fatta solo di urla, di titoli clickbait dei giornali e di moralismo a buon mercato e vuoi capire chi sta davvero lavorando per l’Italia, questo è il tuo canale. Non limitarti a guardare, unisciti alla nostra squadra. Iscriviti ora a sotto i riflettori e attiva la campanella. Qui la verità non ha padroni e non facciamo sconti a nessuno.
Per comprendere la portata devastante di questo terremoto politico, dobbiamo prima capire chi è l’uomo che ha premuto il grilletto. Dobbiamo pesare l’accusatore. Sabino Cassese non è un passante intervistato per strada, non è un influencer in cerca di visualizzazioni. Assese è un monumento vivente, è stato ministro della Repubblica, è stato giudice della Corte Costituzionale, è stato più volte candidato al Quirinale sfiorando la carica di capo dello Stato.
È l’eminenza grigia che per decenni ha sussurrato consigli ai potenti, l’uomo a cui tutti, da destra a sinistra si sono rivolti per capire come non far crollare lo Stato. è un uomo che, arrivato alla soglia dei 90 anni ha un superpotere che terrorizza i politici mediocri, la totale libertà.
La carriera non gli serve più, l’ha già fatta tutta. I soldi non gli servono, le poltrone non gli interessano, gli serve solo la verità. E proprio per questo la sua analisi pesa come un macigno sulla testa di Ellishlein. Per mesi giornali come la Repubblica o la stampa ci hanno raccontato una favola rassicurante per i loro lettori.
La favola di un governo meloni isolato in Europa, incapace di gestire l’economia, pericoloso per i diritti civili sull’orlo del baratro e parallelamente ci hanno dipinto Ellishin come la nuova speranza. La ventata di freschezza, la leader moderna che avrebbe salvato l’Italia dall’oscurantismo. Una narrazione perfetta, peccato che fosse falsa.
Sabino Cassese ha preso questo copione teatrale e l’ha strappato in mille pezzi davanti alle telecamere. con la freddezza del chirurgo che incide la carne viva, ha messo a confronto i fatti, non le intenzioni, non i sogni, ma i fatti nudi e crudi. Il contesto in cui arrivano queste parole è drammatico. L’Italia sta attraversando una fase delicatissima, due guerre ai confini dell’Europa, un patto di stabilità economico che ci stringe la gola, riforme costituzionali storiche in ballo in un momento simile non c’è spazio per i dilettanti allo
sbaraglio, non c’è spazio per chi improvvisa. Ed è qui che la mannaia del professore cala senza pietà. Lui guarda dentro le stanze di Palazzo Chigi e vede realismo, fatica, sudore. Poi guardadentro le stanze del Nazareno e vede il vuoto, vede il nulla e non ha paura di dirlo, citando i grandi fantasmi del passato come De Mita, Ci de Gasperi, usandoli come metri di paragone per farci capire quanto sia caduto in basso il livello del dibattito odierno dall’altra parte della barricata.
Entriamo nel vivo dello scontro. Cosa ha detto esattamente Cassese per scatenare il panico tra le file del Partito Democratico? ha usato una parola che oggi nell’era dei social sembra rivoluzionaria, quasi eversiva. Studio. Secondo l’analisi del giurista Giorgia Meloni, piaccia o non piaccia la sua ideologia, ha compreso e applicato una regola antica, la regola aurea di Alcide De Gasperi.
Per essere forti in Italia, per non farsi mangiare dai poteri forti interni, bisogna prima essere credibili e rispettati all’estero. E per essere credibili a Washington, a Bruxelles o a Londra, non bastano i sorrisi e le strette di mano. Bisogna studiare i dossier, bisogna conoscere ogni virgola dei trattati, bisogna sapere quali saranno le conseguenze economiche di ogni firma che metti.
Cassese descrive la Premier come una secchiona della politica nel senso più nobile e alto del termine. Una che si prepara, una che non va a braccio. Di fronte alle difficoltà la Meloni non urla al complotto plutoico, cerca la soluzione tecnica, è il pragmatismo che diventa visione politica, è la differenza tra chi vuole apparire e chi vuole essere.
E dall’altra parte cosa vede Cassese quando guarda Elishline? Qui l’analisi diventa spietata, quasi crudele nella sua onestà. Il professore non vede cattiveria, non vede un pericolo rosso, vede qualcosa di peggio per un politico, vede l’assenza totale di pensiero strutturato, un vuoto non di persone, ma di idee.
Pensateci un attimo, è un’accusa devastante. [musica] Significa che dietro le belle parole sulla sostenibilità, dietro l’armocromia, dietro le piazze convocate contro il fascismo immaginario, non c’è nulla di concreto. Non c’è una proposta economica alternativa per abbassare il debito, non c’è una visione di politica estera che vada oltre il pacifismo di facciata, non c’è una riforma industriale.
C’è solo la reazione pavloviana. Il governo Meloni dice A, allora la Schlein dice B a prescindere, senza ragionare se A fosse giusto o sbagliato. È un automatismo cieco. Cassese lo chiama con una frase che dovrebbe essere scolpita nelle scuole di politica. Il ragionamento è lo sconosciuto di questa epoca, è il trionfo dello slogan sulla sostanza, [musica] è la vittoria del marketing sulla politica.
Prendiamo l’esempio citato esplicitamente da Cassese, il caso Ranucci. Vi ricordate? Per settimane l’opposizione e i giornali amici hanno trasformato una polemica televisiva in un caso di stato, urlando alla censura, al regime, alla fine della libertà di stampa. Cassese guarda a quell’episodio e scuote la testa. è la degenerazione, un episodio mediatico minore trasformato in attacco personale perché non si avevano argomenti politici veri per attaccare la Premier sui contenuti.
Si urla alla censura per coprire il fatto che non si ha nulla da dire sull’economia, mentre il governo lavora sulla separazione delle carriere dei magistrati, una riforma che Cassese approva totalmente come atto di civiltà giuridica e sul premierato che Cassese definisce una buona idea per garantire stabilità.
L’opposizione risponde con frasi fatte, con la retorica del “non passeranno.” È il gelo della logica contro il calore effimero della propaganda. Cassese ci sta dicendo, Conti alla mano, che l’Italia non può permettersi un’alternativa di governo che non sa nemmeno di cosa sta parlando. Ci sta dicendo che l’incompetenza è un lusso che non possiamo più pagare.
Ma il punto di rottura, il momento in cui Cassese affonda davvero il coltello nella piaga, riguarda la narrazione tossica della democrazia a rischio. Quante volte negli ultimi due anni abbiamo sentito Elly Schlain, Giuseppe Conte o i vari intellettuali di sinistra gridare all’allarme democratico. Quante volte abbiamo letto editoriali su Repubblica che ci avvertivano che siamo a un passo dalla dittatura, che il governo Meloni ci sta portando verso l’Ungheria di Orban o verso il ventennio. Labino cassese, l’uomo che la
Costituzione l’ha difesa e applicata per 90 anni, l’uomo che conosce il peso specifico della parola democrazia, guarda queste affermazioni e le rigetta con disprezzo intellettuale. Per lui queste non sono solo bugie politiche, sono veleno, sono tossine iniettate nelle vene del paese. Dire che la democrazia è a rischio quando non è vero, spiega il professore, svuota le istituzioni di significato, rende le parole inutili, crea un clima di sospetto infondato che allontana i cittadini dallo Stato.
È un atto di irresponsabilità politica gravissimo. Qui sta la rivelazione scioccante che cambia tutta la prospettiva. Il vero pericolo per le istituzioni italiane oggi non è il governo Meloni che fa le riforme votate dagli elettori. Il veropericolo è un’opposizione che pur di raccimolare due voti nei sondaggi o qualche like su Instagram è disposta a delegittimare lo Stato stesso [musica] inventando mostri che non esistono.
Lo scontro finale è tra la realtà e la finzione. Da una parte c’è Giorgia Meloni che cassese paragona agli statisti che sanno distinguere l’urgente dall’importante, [musica] che sanno dare priorità ai problemi veri. Dall’altra c’è una classe dirigente che vive di titoli del giorno, che insegue l’algoritmo dei social network come un criceto sulla ruota che ha scambiato l’aula del Parlamento per un feed di TikTok.
Tra chi costruisce [musica] e chi urla, ci insegna la storia, non c’è paragone ed è questo che fa male a sinistra. Non è la critica politica, è la consapevolezza che il re è nudo e che a gridarlo non è un avversario politico, ma il più saggio del regno. Attenzione però, non pensate che questa sia solo una discussione teorica tra professori e politici.
Se ignoriamo questo avvertimento, le conseguenze saranno reali, tangibili ed economiche per tutti noi, per le vostre tasche. Un paese senza un’opposizione seria è un paese zoppo. La democrazia ha bisogno del controllo. Ma un paese con un’opposizione che sa solo calunniare e urlare slogan invece di proporre soluzioni alternative è un paese malato, destinato al declino.
Facciamo i conti in tasca allo spettatore. Se la politica si riduce a slogan e a diritti cosmetici, chi risolverà i problemi del vostro mutuo che aumenta? Chi gestirà la sanità pubblica che ha bisogno di fondi e non di bandiere ideologiche? Chi tratterà con Bruxelles per i fondi del PNRR? Gli slogan non pagano le bollette.
Le idee vuote della Schleine non creano posti di lavoro. L’armocromia non abbassa l’inflazione. Cassese ci avverte, la stabilità del governo Meloni è un valore economico in sé. La durata di un esecutivo è un valore. Cambiare idea ogni 5 minuti, [musica] cambiare governo ogni anno come vorrebbe la tradizione della sinistra italiana, distrugge la credibilità internazionale dell’Italia.
e ci rende [musica] più poveri. Siamo di fronte a un bivio storico per i prossimi 5 anni. O si torna alla competenza, al merito, allo studio faticoso e noioso dei problemi complessi, o annegheremo nel mare delle chiacchiere e della propaganda inutile. La premier sembra averlo capito blindando il suo governo con i fatti.
Gli altri, purtroppo, sembrano ancora convinti che basti un post indignato su Facebook o una maglietta con una scritta provocatoria per governare una nazione del G7. E finché continueranno a pensarlo continueranno a perdere, ma a farne le spese sarà l’Italia intera. Sabino Cassese ha parlato e il suo silenzio assordante sulle qualità della Schleine fa molto più rumore delle sue lodi esplicite alla Meloni.
Ha tracciato la strada maestra, la politica deve tornare a essere arte di governo, studio, competenza, equilibrio. Non deve essere un circo mediatico permanente. La domanda finale ora la facciamo a voi perché siete voi i giudici >> [musica] >> ultimi di questa democrazia. Vi fidate più di chi studia i problemi in silenzio, anche commettendo errori, ma provandoci, o di chi urla al pericolo fascista ogni mattina appena sveglio? Vi sentite rappresentati da questa opposizione che Cassese ha demolito? O pensate anche voi che sia un vuoto di

idee preoccupante? Voglio leggere le vostre opinioni nei commenti, specialmente quelle più critiche. Scrivetemi cosa ne pensate di questa sentenza di Cassese. Discutiamone insieme senza filtri perché la democrazia vive del vostro pensiero critico, non del [musica] tifo da stadio.
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