Donnarumma ritrova il suo primo amore che vive per strada e il suo gesto commuove tutta l’Italia era una sera umida e fredda a Firenze di quelle in cui le luci dei lampioni sembrano sciogliersi sull’asfalto bagnato e il silenzio della città si mescola con il rumore leggero delle gocce di pioggia che cadono lente Gianluigi Donnarumma era seduto sul sedile posteriore di un’auto elegante appena uscito da un evento con sponsor e benefattori indossava un completo scuro sobrio perfetto per l’occasione lo sguardo però

non era più rivolto ai discorsi sentiti poco prima né Agli accordi firmati guardava fuori dal finestrino assorto mentre le strade della sua città gli scorrevano accanto come vecchi ricordi quando L’auto si fermò a un semaforo qualcosa attirò la sua attenzione su un marciapiede accovacciata accanto a un muro c’era una donna con un cartone tra le mani sopra con una scrittura tremante c’erano solo tre parole ho fame aiuto portava un cappuccio Ma alcuni ciuffi bagnati di capelli scuri le cadevano sul viso aveva le mani

arrossate dal freddo e lo sguardo basso fisso su un bicchiere di plastica che teneva tra le ginocchia all’inizio Donnarumma non capì perché ma sentì un nodo improvviso allo stomaco qualcosa nei suoi lineamenti nella postura del corpo nel modo in cui si stringeva nel cappotto troppo grande Era come se quel volto appartenesse a un’altra vita disse al conducente di fermarsi L’autista esitò per un istante poi accostò Donnarumma rimase in mobile per qualche secondo osservando quella figura silenziosa sotto la pioggia poi aprì la

portiera e uscì incurante del freddo che lo investì immediatamente la donna lo notò avvicinarsi e per istinto cercò di spostarsi le strade aveva imparato non erano un posto sicuro diffidava di chiunque soprattutto di chi si avvicinava In silenzio da un’ auto di lusso ma quando la luce del lampione illuminò il volto di Gianluigi qualcosa cambiò il bicchiere di plastica le cadde dalle mani e le poche monete rotolarono sull’asfalto i suoi occhi si alzarono lentamente lo fissarono per qualche secondo e poi in un sussurro appena

percettibile disse il suo nome lo disse come chi non sa se sta sognando o se sta vivendo un’allucinazione lo disse con timore e sorpresa lui la guardò e la riconobbe nonostante il tempo nonostante la pioggia nonostante tutto ciò che la vita l’aveva tolto quegli occhi erano gli stessi erano gli occhi di Chiara la sua Chiara la ragazza che aveva amato anni prima quando nessuno conosceva il suo nome quando era solo un adolescente insicuro con sogni troppo grandi e mani troppo goffe si avvicinò piano come per non spaventarla le chiese se fosse

davvero lei Chiara cercò di voltarsi di nascondere il volto con il cappuccio e disse che non voleva che lui la vedesse così la voce le tremava cercò di allontanarsi ma Donnarumma le chiese di restare le disse che voleva solo parlare niente di più le chiese cosa le fosse successo Chiara abbassò lo sguardo osservando le sue monete mescolarsi alle pozzanghere disse solo la vita Donnarumma rimase in silenzio le propose di accompagnarlo solo per scaldarsi e bere qualcosa Niente obblighi se voleva andarsene dopo 5 minuti l’autista

l’avrebbe riportata dove preferiva lei lo guardò ancora diffidente e poi fece un piccolo cenno con la testa quando cercò di alzarsi lui si accorse che zoppicava leggermente le offrì il braccio ma lei rifiutò con discrezione salirono in macchina l’interno era caldo silenzioso ovattato un mondo completamente opposto al marciapiede che avevano appena lasciato Chiara rimase rigida per i primi minuti seduta dritta con le mani intrecciate sulle gambe Donnarumma la osservava con discrezione notando ogni dettaglio i vestiti consumati i capelli

opachi la pelle secca ma anche i lineamenti che non erano Cambiati la dolcezza che nonostante tutto non aveva perso durante il tragitto le disse che la stava portando in una trattoria tranquilla fuori dal centro un posto semplice dove avrebbero potuto parlare senza sguardi indiscreti quando arrivarono il proprietario lo riconobbe subito ma percependo la delicatezza del momento li fece accomodare in una saletta riservata senza dire una parola seduti uno di fronte all’altro il silenzio si fece denso Donnarumma prese

fiato e le chiese con come era finita lì in quelle condizioni Chiara prese la tazza di caffè che le avevano appena servito la tenne tra le mani come se fosse la cosa più calda e sicura che avesse toccato da giorni e cominciò a parlare disse che dopo il liceo sua madre si era ammalata cancro disse che aveva lasciato l’università Per prendersi cura di lei e che quando morì le bollette e i debiti le erano crollati addosso come un palazzo cercò di lavorare ma era sola poi conobbe un uomo all’in i sembrava buono avevano avuto un

figlio ma con il tempo quell’uomo cambiò la maltrattava una notte la picchiò davanti al bambino e lei scappò ma lui aveva contatti conosceva persone e le tolse tutto persino la possibilità di trovare un impiego sua sorella si offrì di tenere il bambino ma non aveva spazio per entrambe donna rumma sentiva il petto stringersi si chiese perché lei non lo avesse cercato lei rispose che non voleva sembrare quella che ritorna solo quando l’altro ha successo disse che lui era diventato una leggenda e che lei invece si era persa ma non voleva

farsi vedere così non voleva sporcare un ricordo bello lui abbassò lo sguardo cercando le parole le disse che non l’aveva mai dimenticata e che se lei gli avesse chiesto aiuto sarebbe corso sempre Chiara sorrise per la prima volta era un sorriso stanco incrinato ma vero e gli disse che anche se la vita li aveva portati in direzioni opposte sapeva che almeno in quel momento poteva fidarsi ancora di lui e in quel momento Gianluigi Donnarumma prese una decisione che avrebbe cambiato per sempre entrambe le loro vite la pioggia fuori continuava

a cadere silenziosa come se volesse nascondere le parole che si scambiavano dentro quella piccola sala appartata il caffè nella tazza di Chiara si era ormai raffreddato ma lei continuava a tenerlo tra le mani come se fosse un’ancora un oggetto che la tenesse ancora a una realtà che non le sfuggisse più donna rumma dall’altra parte del tavolo la osservava con un misto di tenerezza e malinconia aveva ascoltato tutta la sua storia senza interromperla senza domande lasciandola parlare lasciandola liberarsi Chiara raccontava con voce

Calma ma ogni tanto si incin come se il dolore cercasse di affiorare Ma lei lo ricacci asse indietro per orgoglio o per paura parlava del figlio matteo di 8 anni che viveva con la sorella in provincia e che non vedeva da settimane aveva lasciato tutto per proteggerlo da un padre violento e ora lo vedeva solo quando la sorella riusciva a portarlo in città dormiva Dove poteva un centro di accoglienza che le concedeva al massimo tre notti al mese oppure una panchina in un parco dove nessuno faceva troppe domande Gian Luigi l’ascoltava e si

sentiva impotente pensava tutte le volte in cui si era sentito in difficoltà in campo Eppure nulla si avvicinava al senso di ingiustizia che provava in quel momento quella ragazza che aveva creduto in lui prima di tutti che gli scriveva messaggi di incoraggiamento la sera prima delle partite con la Primavera che gli aveva tenuto la mano tremante il giorno del suo debutto in serie A ora era sola ferita invisibile al mondo le disse che stava pensando di aprire una fondazione un progetto a cui stava riflettendo da tempo per aiutare donne

in difficoltà madri sole persone che avevano perso tutto e che non avevano più voce E che ora dopo averla incontrata capiva esattamente cosa mancava qualcuno come lei non come beneficiaria ma come colonna portata le propose di lavorare al suo fianco le disse che nessuno meglio di lei avrebbe potuto gestire quel tipo di progetto perché nessuna teoria poteva sostituire l’esperienza vissuta sulla pelle chiara Lo fissò immobile Sembrava non aver capito o forse aveva capito fin troppo bene e per questo non ci credeva scosse la testa

disse che era impensabile non aveva un indirizzo non aveva vestiti adatti non sapeva neanche da dove cominciare nessuno le avrebbe mai dato fiducia ma Donnarumma rispose che lui sì lui gliela dava in quel momento e che aveva già parlato con il suo Team c’era un piccolo appartamento disponibile in un suo stabile a Firenze vicino a una scuola con tutti i servizi poteva trasferirsi lì subito insieme a Matteo Chiara abbassò lo sguardo una lacrima scese silenziosa sul su volto disse che non era pronta che aveva paura che non

sapeva più fidarsi neanche di sé stessa gianl Figi non insistette le prese la mano senza stringerla ma con una dolcezza che lasciava spazio le disse che non aveva bisogno di dare risposte quella sera che sarebbe bastata una chiamata quando e se avesse voluto quando uscirono dal ristorante La pioggia si era fermata l’aria era più fredda ma pulita Donnarumma l’ accompagnò fino al centro di accoglienza dove lei avrebbe potuto dormire quella notte le lasciò un biglietto scritto a mano con un numero privato niente loghi

niente nomi solo una frase Se hai bisogno io ci sono sempre passarono due giorni poi tre Gianluigi controllava spesso quel telefono ma nessun messaggio nessuna chiamata Si disse che forse l’aveva messa in difficoltà che forse lei non si sentiva pronta la sera del quarto giorno mentre stava tornando a casa da un allenamento il telefono squillò era un numero sconosciuto rispose subito era lei la voce tremava ma era Chiara gli disse che aveva parlato con la sorella che Matteo era entusiasta all’idea di poter vivere di nuovo con lei che aveva

deciso che voleva provarci ma solo se lui era sicuro Gianluigi le rispose che non era mai stato così sicuro di nulla in vita sua il giorno seguente organizzò tutto un’auto andò a prenderla lei aveva solo una borsa con qualche vestito una foto di Matteo e un libro consumato quando entrò nell’appartamento rimase immobile non era lussuoso ma era luminoso caldo pulito c’erano giocattoli nuovi in un angolo un letto con lenzuola azzurre un tavolo apparecchiato non riusciva a credere che fosse reale poche ore dopo la sorella arrivò con Matteo

quando il bambino vide la madre in quel posto vestita con abiti puliti sorridente le corse incontro con un grido che ruppe il cuore si abbracciarono a lungo senza dire nulla Donnarumma in disparte osservava in silenzio non voleva essere il protagonista non lo era mai stato nemmeno tra i pali voleva solo dare il via a qualcosa e ci era riuscito quella sera mentre se ne andava guardò Ancora una volta la finestra dell’appartamento le luci erano accese il futuro Stava tornando a casa i primi giorni furono timidi fragili come passi sul ghiaccio

sottile Chiara camminava per le stanze del nuovo appartamento come se avesse paura di svegliarsi toccava i mobili con cautela sistemava i vestiti di Matteo nei cassetti con lentezza come se ogni gesto potesse spezzare l’incanto Matteo invece si era adattato subito correva da una stanza all’altra disegnava sui fogli colorati che Gianluigi aveva fatto trovare sulla scrivania rideva con quella leggerezza che solo i bambini conoscono Anche dopo aver vissuto tanto dolore Donnarumma passava ogni tanto sempre con discrezione portava qualcosa

un libro per Matteo una spesa già fatta un documento da firmare per la fondazione non invadeva mai lo spazio ma si faceva presente nel modo più sincero possibile una sera arrivò con una scatola tra le mani dentro c’erano alcune foto incorniciate una loro da ragazzi scattata con un vecchio cellulare durante una gita scolastica e una nuova di Matteo Con un sorriso enorme le appese al muro del soggiorno accanto alla finestra Chiara cominciò a prendere parte attivamente alla costruzione della fondazione i primi incontri con lo staff le prime riunioni

con le assistenti sociali e gli psicologi All’inizio era intimidita si sentiva fuori posto come se tutti potessero leggere le sue ferite Ma poi lentamente si rese conto che quelle cicatrici erano proprio ciò che la rendeva unica quando parlava lo faceva con una voce che non veniva dai libri ma dall’anima e la gente ascoltava durante una di quelle riunioni Donnarumma le fece una proposta ufficiale diventare la coordinatrice dei programmi di reinserimento un contratto vero con responsabilità e autonomia un lavoro

costruito intorno al suo valore non alla sua fragilità Chiara accettò con gli occhi lucidi Ma la voce ferma era pronta nel frattempo Matteo iniziò la scuola nel quartiere i primi giorni erano stati difficili ma presto fece amicizia quando un compagno di classe gli chiese se davvero conosceva Donnarumma lui rispose di sì ma non come il portiere della nazionale disse che era la l’amico della mamma che l’aveva fatta tornare a sorridere quella frase riportata a Gianluigi da una maestra lo colpì più di qualsiasi applauso in uno stadio un

giorno Chiara trovò sulla scrivania dell’ufficio della fondazione un pacchetto dentro un piccolo peluche identico a quello che lui le aveva regalato quando avevano 16 anni un orsetto di stoffa semplice con un cuore cucito al centro e la scritta per sempre Chiara si sedette stringendolo tra le mani non pianse sorrise un sorriso pieno maturo sereno un sorriso che diceva sono tornata quella sera lo invitò a cena preparò lei tutto con l’aiuto di Matteo niente di elaborato pasta al forno un dolce fatto in casa mangiarono ridendo

parlando del passato e del presente evitando il futuro come se bastasse godersi quel momento quando Gianluigi si alzò per andare via Matteo gli corse incontro con un disegno raffigurato una casa un sole enorme un campo da calcio e tre persone lui la mamma e Donnarumma Questa è la mia squadra disse e per la prima volta nessuno trovò nulla da aggiungere passarono alcune settimane la fondazione prese forma in maniera sorprendente più veloce di quanto chiunque avesse previsto il nome ufficiale divenne insieme domani un

progetto destinato a dare supporto concreto a madre in difficoltà donne che avevano perso tutto ma non volevano rinunciare alla speranza Chiara nel suo nuovo ruolo era diventata il cuore pulsante dell’iniziativa ogni giorno arrivavano richieste storie ferite aperte e lei con una delicatezza imparata nel dolore accoglieva ascoltava guidava non si presentava mai come la direttrice Ma come una donna che sapeva cosa significasse essere invisibile Donnarumma le lasciava spazio le dava strumenti e soprattutto fiducia non

c’era bisogno di parole tra loro bastava uno sguardo per capirsi la notizia della fondazione si diffuse Ma sempre in modo discreto nessuna conferenza stampa nessuna passerella qualche giornalista tentò di scoprire di più ma Gianluigi rifiutava interviste diceva solo non è la mia storia quella che conta e aveva ragione un pomeriggio d’inizio primavera Matteo tornò da scuola con gli occhi brillanti La maestra gli aveva chiesto di portare in classe un esempio di coraggio tutti avevano scelto supereroi calciatori anti lui No aveva disegnato

sua madre quando Chiara lesse il foglio con la descrizione Le si spezzò la voce Mia mamma ha perso tutto ma non ha mai smesso di provarci Per me lei è la più forte del mondo Donnarumma ricevette quel disegno via foto rimase a lungo a guardarlo poi senza dire nulla lo fece stampare in grande formato e lo appese nel corridoio principale della fondazione qualche giorno dopo durante una serata silenziosa Chiara e Gianluigi trovarono di nuovo nel piccolo ristorante dove si erano parlati la prima volta lo stesso tavolo la stessa luce soffusa ma

qualcosa era cambiato lei era più luminosa lui più sereno non parlarono di sentimenti né di futuro Ma si capiva che qualcosa di Profondo li univa Al di là del tempo e delle parole a un certo punto Chiara disse che forse non avrebbe mai ringraziata abbastanza Donnarumma la guardò negli occhi e rispose che non c’era nulla da ringraziare che tutto quello che aveva fatto lo aveva fatto per restituire non per generosità ma per giustizia sei mesi dopo insieme domani inaugurò la sua seconda sede a Napoli Chiara parlò sul palco con voce ferma

senza leggere appunti disse che ogni donna che entrava in quel posto non era una problema da risolvere ma una vita da ricostruire disse che la dignità non si perde mai anche quando si dorme per strada e che a volte basta un gesto uno solo per il corso di una vita intera tra il pubblico c’erano giornalisti operatori sociali volontari ma c’erano anche madri con i figli in braccio donne con gli occhi stanchi ma pieni di luce e in fondo alla sala in piedi vicino all’uscita c’era donna rumma non salì sul palco non si fece fotografare ma il

suo sguardo seguiva ogni parola come fosse la più importante delle sue partite quella sera tornando a casa Chiara trovò sul letto una scatola sopra un biglietto per il tuo primo giorno da vera guida dentro c’era una maglia della nazionale sul retro il numero uno ma non c’era scritto Donnarumma c’era scritto Chiara lei Rise pianse abbracciò Matteo e disse che forse ora la loro casa Era davvero completa Io sono burg E questa era una delle tante storie che commuovono se questa storia ti ha toccato il cuore se anche tu credi che ogni vita possa

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